Emissioni CO2, aumento del 8,5% in un anno per la nostra regione

Sono 72 i nuovi impianti entrati nello schema di scambio delle emissioni e il risultato per il 2013 è un aumoento del 8,5%. Se si esclude il dato il trend è omologato alle altre regioni

L'Emilia Romagna per il 2013 ha un triste primato: è stata l'unica regione in Italia infatti ad aver aumentato le emissioni contabilizzate di CO2 rispetto al 2012 (+ 8,5%) per effetto di 72 impianti “nuovi entranti” (Emission Trading Scheme, mercato europeo di scambio delle emissioni di CO2). Escludendo dal calcolo le emissioni dei “nuovi entranti” la dinamica complessiva è invece in linea con il trend nazionale di diminuzione delle emissioni di CO2.

L’Emilia Romagna è così la sesta regione d’Italia che nel 2013 ha registrato il numero più alto di emissioni verificate di gas ad effetto serra, con un peso percentuale del 6,2% sul totale delle emissioni del Paese, attestandosi quest’anno a 10.269 migliaia di tonnellate di CO2. "L’aumento delle emissioni di CO2 registrato in Emilia Romagna è influenzato dall’entrata nel sistema ETS di 72 impianti nuovi entranti - ha dichiarato Guido Busato, Presidente di EcoWay - prevalentemente per effetto dell’estensione della normativa al  settore ceramico. Se escludiamo dal calcolo le emissioni degli impianti “nuovi entranti” la dinamica complessiva è invece in linea con il trend in atto a livello nazionale nel 2013, ovvero con la diminuzione delle emissioni di CO2".

"Il sistema ETS si conferma comunque lo strumento che ha consentito di ridurre le emissioni al minor costo per imprese e collettività, nonostante siano ancora necessarie misure che ne migliorino l’efficacia dando più stabilità al mercato - continua Guido Busato - Nel 2013 l’ETS è stato peraltro caratterizzato da molte novità sotto il profilo tecnico-amministrativo che hanno comportato difficoltà di implementazione per le aziende italiane, contrariamente all’esigenza più volte espressa dalle stesse di maggiore semplificazione burocratica".

I settori industriali coinvolti - In Emilia Romagna, nel 2013, il settore industriale delle utilities rappresenta il 46,2% delle emissioni totali, seguito da altro (25,9%), laterizi e ceramiche (17,8%), cementifici (7,5%), vetro (1,2%), carta (1,1%), raffinazione  (0,2%), metallurgia (0,1%).

Il panorama nazionale – Nel 2013 le aziende italiane che partecipano al mercato europeo di scambio delle emissioni di CO2 (Emission Trading Scheme), hanno registrato una diminuzione delle emissioni di gas ad effetto serra pari all’8,2% rispetto al 2012, e una riduzione del 27,3% rispetto al 2005 (anno di entrata in vigore dei limiti imposti dall’UE).

Il livello di emissioni degli impianti industriali che registrano le maggiori emissioni di CO2 – circa 1.124 in Italia, che producono più del 40% delle emissioni di gas effetto serra totali nazionali - si riduce quindi di 15 milioni di CO2 ton, passando da 179 milioni di CO2e ton nel 2012 a 164 milioni di CO2e tonnellate nel 2013. I permessi ad emettere assegnati nel 2013 alle aziende sono ancora in eccesso (+6,3%) rispetto alle emissioni, anche se il delta si dimezza rispetto al 2012.

I settori industriali – Nel 2013 gli impianti di produzione di energia appartenenti alla categoria “utility” e che fanno capo a circa 80 gruppi societari, sono stati responsabili per oltre il 55% delle emissioni coperte da ETS. Gli impianti di raffinazione (18), contribuiscono invece per il 12% delle emissioni complessive. Risulta così che il 67% delle emissioni sotto ETS in Italia viene gestito da meno di 100 gruppi societari.

Il settore della calce e del cemento si colloca al terzo posto con il 10%. A seguire il settore della siderurgia e metallurgia (8%); il settore della carta con il 3%, ed i settori del vetro, dei laterizi  e della ceramica (2%).

Il settore industriale che ha registrato le maggiori diminuzioni delle emissioni rispetto all’anno scorso è quello delle utility (-11,65%), seguito dal settore della calce e cemento (-10,94%) e siderurgico (10,88%). Nel settore delle “utility” la riduzione delle emissioni è dovuta al calo della domanda ed al contributo delle rinnovabili che hanno generato negli ultimi anni un progressivo ridimensionamento dell’attività di quasi tutti gli impianti e in alcuni casi hanno portato al fermo totale.

L’industria delle costruzioni è indubbiamente uno dei settori più colpiti dalla crisi, mentre il dato della performance del comparto siderurgico italiano è stato segnato da crolli di attività di alcuni impianti di primaria importanza, anche se molti altri impianti italiani del settore hanno continuato ad investire in tecnologia e ottimizzazione dei processi, migliorando così la performance ambientale per unità di prodotto.

Il settore della raffinazione segue con una riduzione di emissioni tra 2012 e 2013 pari al 7% ed il settore del vetro riduce anch’esso le emissioni del 4,02%. Anche nel settore della carta le emissioni calano, ma solo del 2% nonostante l’uscita dallo schema ETS di 18 impianti (-12% degli impianti del settore). Gli unici settori che registrano un aumento delle emissioni sono quello della ceramica e laterizi ed il gruppo generico degli impianti di combustione “altro”. Aumento che in entrambi i casi è dovuto all’ingresso di nuovi impianti nel raggio d’azione dell’ETS.

Geografia italiana delle emissioni - Nel 2013 la Puglia è la regione d’Italia che continua a registrare il numero più elevato di emissioni di CO2 (19,5%), anche se tra il 2012 ed il 2013 le emissioni sono calate del 16,3%, pur vedendo la cessazione d’attività di solo un impianto. Lombardia e Sicilia si confermano rispettivamente al secondo (13,3%) e terzo posto (11,8%).

Tutte le prime 10 regioni hanno registrato una riduzione delle emissioni tra il 2012 ed il 2013 ad eccezione dell’Emilia Romagna, che aumentando del 58% il numero d’impianti coinvolti (prevalentemente del settore ceramico), vede le proprie emissioni aumentare dell’8,5%, fino a 10.269.000 CO2e tonnellate.

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