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Caffè Concerto, 50 dipendenti a rischio si organizzano: "Chi ci tutela?"

Delusi dall'Amministrazione che aveva chiesto loro di non "agitare le acque", i lavoratori del locale di Piazza Grande ora temono di perdere il posto a seguito dell'assegnazione della gestione all'immobiliare fiorentina Rrem

Sono tante le incognite che ruotano attorno a cambio di gestione del Caffè Concerto, così come stabilito dal Comune di Modena a seguito di un travagliato bando pubblico, vinto dall'immobiliare Rrem. Al contezioso con l'attuale gestore, si aggiunge anche il nodo occupazionale, con il futuro incerto dei 50 attuali dipendenti della Modena Food Srl.

Gli stessi lavoratori hanno deciso di organizzarsi in un comitato, all'insaputa della proprietà, e di chiedere un confronto con la Giunta, dopo quella che hanno definito "un’apnea durata 9 mesi, con proroghe e slittamenti voluti dall’Amministrazione che non abbiamo capito". Alla luce di quanto stava accadendo intorno al futuro del locale, i dipendenti hanno ottenuto un tavolo di confronto lo scorso 3 aprile: "Siamo saliti in Municipio e ad accoglierci abbiamo trovato gli Assessori Giacobazzi e Bosi. Ci hanno rassicurato che si sarebbe tenuto molto in considerazione la salvaguardia dei posti di lavoro e che era previsto un punteggio significativo a chi avrebbe assunto noi dipendenti. Inoltre, di fronte alla nostra volontà di dare comunicazione a stampa e sindacati della nostra delicata situazione, gli Amministratori ci hanno suggerito di non “agitare le acque” e di lasciare lavorare la Commissione tranquilla".

Ma la scelta maturata nell'esame delle candidature, il 6 giugno, ha spiazzato i lavoratori: "E ora? Che fine faremo? Che ne sarà di noi? Com’è possibile che un’Amministrazione storicamente e politicamente sempre attenta ai diritti dei lavoratori abbia potuto permettere che 50 dipendenti perdano il lavoro in un periodo economico così difficile e precario?", si chiedono.

Da qui la decisione di rompere il silenzio, come spiegano a conclusione di una nota divulgata i media locali: "Vogliamo fare valere il nostro diritto al lavoro e tutelare la prospettiva di reddito delle nostre famiglie. Ci troviamo perciò costretti a percorrere tutte le strade legali, mediatiche e sindacali possibili per difendere le nostre posizioni".

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