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Idv: “Il Pd spieghi perché bocciò l’idea di una gestione idrica non lucrativa”

Eugenia Rossi suona la carica: "Adesso va ripensato il servizio di Hera". Ma la multiutility non commenta: "Prima dobbiamo vedere la nuova legge"

Eugenia Rossi, ‘pasionaria’ dell’Italia dei Valori di Modena, appena saputo il risultato del referendum su acqua e nucleare, ha messo le mani avanti: «Un grande risultato per la coscienza civile di questo Paese, ma a Modena le cose vanno diversamente da quanto possa trasparire a un primo sguardo». Già, perché il Comune, da almeno due anni, continua a vendere azioni Hera, la multiutility che gestisce luce, acqua, gas e rifiuti nella nostra Provincia e adesso, dopo che la consultazione popolare ha stabilito che l’acqua deve restare in mani pubbliche, e che la sua gestione non deve essere “lucrativa”, adesso, si dovranno rifare i conti. Ovvero: il Comune non potrà più vendere le azioni e dovranno essere modificati i contratti di concessione con Hera. Non senza che prima venga rifatta la legge, ovviamente.

Il fatto è che il Comune di Modena, capitanato dal Pd di Giorgio Pighi, ha avuto già modo di bocciare sonoramente proprio la proposta (pre-referendum) fatta da Eugenia Rossi per rendere “senza scopo di lucro” la gestione dell’acqua modenese. «I festeggiamenti del Pd – commenta quindi l’Idv – sono quanto meno ridicoli, visto che da sempre difende Hera e una tipologia di gestione dell’acqua basata sul concetto aziendale di costi e ricavi. Non a caso Hera è quotata in borsa, e deve dare dei dividendi ai suoi soci. Il problema è che ai vertici Hera ci sono troppi personaggi legati al Pd. Come si può pensare che il controllore sia allo stesso tempo il controllato?» si chiede la Rossi.

Le finestre di discussione, ora, sembra si debbano riaprire ‘forzatamente’ proprio sulla linea indicata dall’Italia dei Valori. Ovvero trasformare il servizio di Hera alla luce di un nuovo assunto: acqua pubblica significa gestione trasparente e senza guadagni. Per chi non lo sapesse, infatti, fino a ieri, il meccanismo di guadagno funzionava così: se Hera avesse previsto un consumo annuo per la città di Modena di 80 mila metri cubi d’acqua ma, nei fatti, ne fossero stati usati meno, la società avrebbe potuto chiedere una sorta di risarcimento. Insomma, se i consumi fossero stati del 10% inferiori alle previsioni sarebbe stato possibile spalmare quel 10% in rincari delle bollette. Così il gestore della rete non ci avrebbe ‘rimesso’ in guadagni, ma i cittadini avrebbero speso di più. Un bel pastrocchio. Dopo il referendum, però, almeno in linea teorica, non sarà più possibile.

«Quindi c’è da rivedere tutto – spiega Eugenia Rossi – anche perché bisogna evitare che Hera viste le nuove ‘regole del gioco’ riduca gli investimenti da destinare alla rete idrica, tagliando su manutenzione, interventi e quant’altro». Ma la multiutility non commenta. «Ora la palla passa a chi deve rifare le leggi – fanno sapere da Hera – dunque non c’è nulla da dire, se non che prima di qualsiasi commento si dovrà aspettare di vedere i nuovi testi normativi».
 

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