L'analisi | Elezioni polarizzate, Bonaccini fa terra bruciata alla sua sinistra

Non cambia l'assetto amministrativo, ma il voto rivoluziona quello politico. Lo schema vincente di Bonaccini potrà essere replicato?

Le elezioni regionali Emiliano-Romagnole saranno ricordate per una svolta sicuramente non trascurabile negli equilibri politici di questa terra, che amministrativamente parlando ha sempre contato su uno schema preciso e inamovibile, basato sull'egemonia di una sinistra che fondava nel partito forte (e poi nella coalizione) la propria sicurezza di facile vittoria. Nonostante la vittoria significativa del Partito Democratico, che resta primo partito, è evidente ai più come questo schema abbia iniziato a mostrare una crepa evidente.

Spariti i tre poli degli ultimi anni dopo la resa più o meno incondizionata del Movimento 5 Stelle, il risultato delle urne ha consegnato alla regione un bipolarismo inedito: da un lato Bonaccini, leader capace di attrarre su di sè un consenso personale inaspettato, e dall'altro una destra basata sull'asse Lega-Fratelli d'Italia che trascina una colazione ormai priva del voto "moderato" che ha caratterizzato la seconda repubblica.

Quanto accaduto a sinistra è certamente degno di nota. Il risultato algebrico spegne sul nascere infatti sia le speranze della sinistra alternativa al Pd, sia le ambizioni dei movimenti progressisti alleati dei democratici. Emilia Romagna Coraggiosa e il suo 3,77% ne sono l'emblema. Le forze a sinistra del Pd non hanno saputo accentrare sul proprio simbolo il consenso di chi guarda senza troppo entusiasmo alle politiche più liberiste del Partito Democratico o alle scelte in tema di ambiente e urbanistica, solo per citarne alcune.

L'alto numero di voti personali ottenuti da Bonaccini in quanto candidato presidente - 150mila in più delle liste a lui collegate - è la dimostrazione di questa polarizzazione, costruita in modo sapiente anche con una lista del Presidente capace di coinvolgere candidati del mondo economico e associativo e raggiungere i tre consiglieri eletti.

Operazione, quella della "civica", tentata anche dal centrodestra, ma con fortune inverse. Non a caso la lista Borgonzoni Presidente riuniva piccoli politici locali e professionisti, incapaci di attirare un consenso che andasse oltre il loro storico bacino elettorale, spesso legato a piccoli comuni. Questo è stato, ad avviso di chi scrive, la dimostrazione plastica di una campagna elettorale impostata in modo sapiente dal centrosinistra e di un goffo tentativo di imitazione da parte della coalizione rivale, figlio di un approccio ben diverso alla politica sul territorio.

A destra, come detto, la coalizione è ormai orfana del voto moderato, con il tracollo di Forza Italia e le percentuali risibili dei popolari cattolici di Cambiamo! e dintorni. Cresce la Lega e cresce Fratelli d'Italia, che polarizzano su di sè il consenso di quell'elettorato che nei decenni passati era stato l'asse portante del centrodestra targato Silvio Berlusconi.

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Il nuovo assetto della politica emiliano-romagnola, tuttavia, pare tutt'altro che stabile, forse addirittura non più replicabile. Almeno per un polo. Paradossalmente, infatti, gli sconfitti di oggi sono quelli che hanno davanti un cammino più chiaro: Lega e Fratelli d'Italia possono infatti proseguire insieme a tutti i livelli, locali e nazionali, costituendo un polo ben delineato. Dall'altra parte della barricata la situazione è invece molto "liquida", come si ama dire, con molte incognite. Bonaccini oggi è stato un leader vincente, ma domani lo sarà ancora? Ne arriverà uno nuovo? Quale ruolo giocheranno il M5S e i suoi elettori che si sono schierati a sinistra? In altre parole, la brillante vittoria politica del Governatore e del Pd sono replicabili o dovranno essere reinventate da capo al prossimo appuntamento elettorale?

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