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Appalti per il restauro del Duomo, il Governo: “Nessuna forzatura”

Il Sottosegretario Borletti Dall'Acqua ha difeso l'operato della soprintendenza, messo sotto accusa dal M5s per ammissione stessa della responsabile Carla Di Francesco. Ora si attende il responso della Corte dei Conti

"Tutto il fascicolo" sui fondi pubblici assegnati per il tormentato restauro del Duomo di Modena e' stato trasmesso alla Procura regionale della Corte dei conti, nonchè alla Sezione regionale di controllo della stessa Corte. In attesa dei risultati del lavoro della magistratura contabile, che saranno riferiti "in una successiva occasione" al Parlamento, il Governo nega sia la "forzatura di legge" (già rilevata dall'Ispettorato della Ragioneria generale dello Stato, nel corso delle sue verifiche alla direzione regionale dei Beni culturali tra il 17 giugno e il 5 luglio 2013) sia, quindi, illegalità nel comportamento della direzione regionale dei Beni culturali. 

Così il sottosegretario di Stato del Mibact, Ilaria Borletti Dell'Acqua, ha risposto ieri al Senato all'interrogazione a tema della senatrice M5s Michela Montevecchi, che da tempo segue e critica la vicenda del restauro del Duomo piazzando sotto i riflettori l'operato di Carla di Francesco, direttrice dei Beni culturali dell'Emilia-Romagna.

Se nella loro relazione gli ispettori hanno riscontrato un "irregolare affidamento diretto ad un'unica ditta in conseguenza dell'artificioso frazionamento dei lavori di restauro", ricorda in Senato Borletti Dell'Acqua, il Governo mostra di non condividere l'allarme. E ricorda che la direzione regionale dei Beni culturali ha già fornito le "relative controdeduzioni" alla luce delle indagini della Corte dei conti.

Il sottosegretario segnala quindi a Montevecchi, che si dichiara non soddisfatta della risposta ricevuta, che la direzione regionale ha affidato i lavori alla ditta nel mirino, la Candini Arte, "ai sensi del Codice degli appalti". Il discusso affido diretto, quindi, sarebbe stato l'esito di "un percorso decisionale che ha preso in considerazione, inscindibilmente, gli aspetti di tutela e di salvaguardia del bene e gli spetti dei lavori da eseguire, oltre che l'importanza specifica del monumento". In sostanza, il ricorso ad un'unica ditta (per 595.000 euro in quattro tranche, ha riepilogato Dell'Acqua) avrebbe consentito "lo stretto collegamento" tra i cantieri delle due stazioni appaltanti "riducendo i tempi di esecuzione". (DIRE)

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