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Martedì, 23 Aprile 2024
Politica

I gestori delle slot sul piede di guerra: "No all'esproprio delle attività"

Nel mirino le delocalizzazione che a breve saranno impostre alle attività troppo vicine ai luoghi "sensibili". L'associazione Astro chiede un incontro alla Regione

Una delocalizzazione «di fatto impossibile da praticare» e che «tende a mascherare un vero e proprio esproprio delle aziende senza un indennizzo, oltre che a mascherare l’espulsione del gioco lecito da tutto il territorio». L’avvocato Gianfranco Fiorentini, consulente dell’associazione di gestori slot Astro, analizza la situazione in Emilia Romagna, dove la legge regionale contro la ludopatia obblica le sale giochi ubicate a meno di 500 metri dai luoghi sensibili  a chiudere, o a trasferire l’attività in zone “franche” entro 6 mesi dalla comunicazione dei Comuni, che a Modena è partita nei giorni scorsi. 

Una situazione che, con la progressiva mappatura del territorio, ha ridotto drasticamente i luoghi dove è possibile aprire una sala: «A seguito dell’adozione di strumenti urbanistici sempre più vincolanti, le zone franche rappresentano una percentuale ridottissima del territorio (in molti casi inferiore al 5%) sempre che siano individuabili, in tali aree, immobili con le dovute caratteristiche e con l’accordo dei proprietari», aggiunge il legale dell'associazione. 

Per questo Astro ritiene necessario «un urgente incontro chiarificatore della Regione, oltre che del Governo, a tutela degli operatori che hanno investito risorse ingenti». Un faccia a faccia ancora più utile visto lo scenario in alcuni Comuni, che hanno adottato provvedimenti «volti a evitare o depotenziare i contenziosi avviati» dalle società di gioco. «Le Amministrazioni Locali stanno ragionando su come evitare il coinvolgimento diretto nelle inevitabil azioni risarcitorie degli operatori a rischio di “esproprio”, oltre che nella ingente riduzione del prelievo erariale che ne conseguirebbe». Dunque, conclude Fiorentini, «è necessario il concorso di tutti i soggetti coinvolti a partire dallo Stato che non può non farsi carico di questa problematica». (fonte Agipro)

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