Politica

“Dimissioni della Kyenge”, Baruffi (Pd) contro la pagina facebook

Il deputato democratico minaccia di segnalare la pagina che conta già più di 40mila 'Mi piace' e chiede le dimissioni del Ministro. Nel mirino di Baruffi i commenti offensivi non controllati dai moderatori

Facendo eco all'ormai crescente ricorso ai reati di opinione – leggasi omofobia e negazionismo – anche il deputato modenese del Pd Davide baruffi ha voluto gettarsi nell'arena, indirizzando le sue attenzioni verso la pagina facebook che chiede le dimissioni del Ministro Kashetu Kyenge. Si tratta di una pagina aperta lo scorso 19 agosto, che in breve tempo ha superato la quota già di per sè considerevole di 40mila fans. “Se non ne fai una questione di pelle ma di idoneità e ritieni l'attuale ministro inadatta al ruolo che ricopre metti un 'Mi Piacè alla nostra pagina, facciamo valere la nostra voce”, scrivono nell'intestazione gli ideatori del profilo, specificando che “eventuali interferenze operate da organizzazioni politiche, estremisti violenti o razzisti di ogni colore e parte, verranno censurati. Qui, l'uomo comune che viene dal popolo ha la parola: vox populi, vox Dei”.

Ma, come scontato che fosse, sulla pagina si sono sommati ogni genere di post e di commenti degli utenti, taluni decisamente sopra le righe o inequivocabilmente razzisti. Tanto è bastato al parlamentare modenese che ha fatto sapere di valutare “se segnalare la pagina all'amministrazione di Facebook stessa, per chiederne il controllo”. Per Davide Baruffi, che pur non vuole “accomunare tutti coloro che commentano quella pagina, in quanto ognuno singolarmente è responsabile di ciò che scrive”, forse chi ha ideato quel contenitore vedendo che cosa sta diventando “dovrebbe cominciare a mettere mano agli accessi”.

Così il dibattito social sulla censura,sulla libera espressione e su i suoi limiti si ripropone da capo. Senza pretesa di saltarci fuori. “Purtroppo su 40mila persone, poi, il deficiente del gruppo lo trovi sempre - conclude Baruffi - e pur senza voler censurare una forma di critica politica come può essere quella del commento sui social credo che almeno chi apre una pagina di questo genere abbia l'obbligo di controllare cosa vi viene inserito”. Aspetteremo di sapere perciò se partiranno denunce e segnalazioni e nel frattempo ci prepariamoci alle polemiche.

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