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Mirandola, il sindaco Benatti: “La vicenda Supino non c'entra nulla con il sisma”

Il primo cittadino mirandolese chiarisce la situazione di disagio di Antonio Supino, che dopo aver tentato di darsi fuoco è finito alla ribalta nazionale. Negli anni il comune ha fornito una serie di sostegni, molti dei quali rifiutati

Il caso di Antonio Supino, 56enne di Mirandola, è arrivato dalla silenziosa Bassa Modenese fino alla Camera dei Deputati. L'uomo, in preda al dramma della disoccupazione e di essere rimasto senza un alloggio, aveva tentato di darsi fuoco in Municipio, venendo salvato dagli agenti, ma non dall'esposizione mediatica che la Lega Nord ha deciso di cavalcare.

Una triste vicenda personale trasformata in interrogazione parlamentare dal capogruppo leghista Fedriga e diventata anche un post-denuncia del segretario Matteo Salvini: “Un terremotato si è dato fuoco nel Comune di Mirandola (Modena) perché per lui, dopo il container, non c'era una casa disponibile. Per i clandestini invece, il posto in albergo è garantito. Questo governo, razzista, mi fa schifo”.

Un ingigantimento di comodo ed una banalizzazione contro la quale ha avuto parole dure il sindaco di Mirandola, Maino Benatti, che ha definito vergognosa la “strumentalizzazione a fini politici” di una vicenda che “non c’entra nulla con il sisma, la ricostruzione e la chiusura dei Map”. Il primo cittadino mirandolese ha quindi descritto, per fare chiarezza, la lunga vicenda di Antonio Supino, che stride con le denunce infervorate dei leghisti.

Già prima del terremoto il Sig. Antonio Supino stava attraversando un momento di difficoltà ed ha rivolto molteplici richieste al Comune, rifiutando spesso le soluzioni proposte. Al 20 maggio 2012 risultava residente in un alloggio danneggiato e a seguito del sisma ha potuto così usufruire di tutti i benefici messi in campo per i terremotati (alloggio nelle tende, mensa, albergo, Map). Dal 10 gennaio 2013 l’alloggio in cui risiedeva è tornato agibile e quindi avrebbe dovuto lasciare il Map. Ha avuto quindi abbondantemente tempo per cercarsi una sistemazione autonoma. Il 28 aprile scorso ha anche sottoscritto un accordo con associazioni caritative del territorio che gli hanno fornito un contributo di 350 euro a copertura di due mesi di “ospitalità” presso un amico/conoscente. Il Comune, infine, gli ha prospettato una sistemazione abitativa presso una struttura a Bologna, anch’essa rifiutata. 

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