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Bonaccini in corsa per le europee, il 24 novembre possibili elezioni anticipate in regione

La candidatura del Presidente regionale è ormai data per certa, seppur non ufficializzata. Un cambio di prospettiva in viale Aldo Moro e una road map legislativa da rivedere

La ormai quasi certa candidatura di Stefano Bonaccini per un seggio a Strasburgo agita comprensibilmente la politica regionale. Il Presidente emiliano-romagnolo non ha ancora ufficializzato la scelta, che tuttavia viene data per sicura dagli addetti ai lavori. Con la candidatura alle elezioni europee si aprono prospettive nuove per lo scenario locale (e non solo).

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Una scelta, quella di Bonaccini, che sembra essere ormai stata in gran parte 'digerita' dai rappresentanti della maggioranza in Regione, nonostante diversi malumori da parte degli alleati del Pd. Resta preoccupazione, specie da parte di chi verrà ricandidato, per una campagna elettorale che seguirà quasi immediatamente quella per le europee e le comunali di giugno e che verrà affrontata 'senza rete', senza punti di riferimento forti e saldi come quello rappresentato da Bonaccini (in sella ormai da un decennio) e con di fronte un centrodestra sulla carta maggioritario quasi ovunque nel Paese, in parte anche in Emilia-Romagna.

Nel tam tam c'è chi ancora spera in un ripensamento in extremis del governatore, ma i giochi sembrano ai più ormai fatti, tanto che ormai esiste una road map verso il voto anticipato, di cui si è cominciato a discutere nelle varie chat e riunioni. Il punto fermo e' il fondamentale assestamento di bilancio, che dovrebbe essere approvato tra fine giugno e inizio luglio.

I dem stanno cominciando proprio a mettere in ordine le priorità e il provvedimento da portare a casa entro quella data, perché poi con la pausa estiva e le probabili dimissioni di Bonaccini (che potrà restare in carica fino alla proclamazione ufficiale del Parlamento europeo) l'Assemblea chiuderà in pratica i battenti prima dell'estate. La data più papabile per il voto è quella del 24 novembre.

Il sottosegretario alla presidenza della Regione Davide Baruffi ha ricordato in risposta ad un'intettogazione di Valentina Castaldini (forza Italia) che "in base al vigente sistema costituzionale le dimissioni del presidenti comporta lo scioglimento del Consiglio". Pertanto, nei mesi che porteranno al voto, è il vicepresidente ad assumere le "funzioni del presidente dimissionario", con un potere però "affievolito".

In regime di prorogatio, infatti, ci si dovrà limitare all'"ordinaria amministrazione o affari correnti, affari che assicurano le continuità delle vita dell'ente, bilanci compresi, senza l'espressione di un indirizzo politico". Questo significa almeno sei mesi senza una vera e propria politica regionale e l'addio anticipato a diversi importanti provvedimenti. Sul piatto ci sono provvedimenti molto discussi, dalla legge sul fine vita al tema dell'autonomia differenziata, per non parlare delle grandi opere.

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