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Le primarie finiscono in Procura, anche Bonaccini indagato per peculato

Dopo Matteo Richetti, ritiratosi dalla contesa, anche Stefano Bonaccini risulta indagato nell'inchiesta per le spese sostenute dai consiglieri e dai gruppi dell'Assemblea Regionale. Il candidato: “Disposto a chiarire ogni addebito”

Per la prima volta anche in Emilia-Romagna potrebbe essere la magistratura a prendere il sopravvento sulla politica. Dal processo Errani fino alla cronaca di queste ore, è infatti la Procura di Bologna la grande protagonista della vita politica in Regione. Nella serata di ieri, al termine di una giornata tumultuosa, è giunta la notizia che anche Stefano Bonaccini risulta indagato per peculato nell'ambito dell'inchiesta sulle spese dei gruppi dell'Assemblea Legislativa.

Durante la mattina, tramite il suo legale, la stessa notizia l'aveva ricevuta Matteo Richetti, che si era poi ritirato dalla corsa alle primarie del centrosinistra. A distanza di poco la stessa sorte è toccata a Bonaccini, che si vedeva già lanciatissimo verso la Presidenza della Regione, venuto meno l'avversario più temibile.

"Abbiamo appreso che stanno svolgendo indagini anche nei confronti del consigliere Bonaccini e ci siamo messi formalmente a disposizione per chiarire eventuali addebiti nel più breve tempo possibile". Così Vittorio Manes, legale che rappresenta il segretario regionale Pd.

Lo stesso Bonaccini ha rilasciato brevi dichiarazioni: "Confido di poter dare al più presto ogni opportuno chiarimento. Ho appreso poco fa che la Procura sta svolgendo accertamenti anche sul mio conto e ho già comunicato, attraverso il mio legale di essere formalmente a disposizione per chiarire ogni eventuale addebito". In serata anche un tweet in cui il candidato rivendica la propria onestà: "Già in altra occasione fu riconosciuta la mia correttezza. Ho fiducia nei giudici e nella mia onestà. Grazie per tanta vicinanza. Fa bene".

Per ora dunque Stefano Bonaccini - già toccato da un processo per abuso d'ufficio a Modena e poi assolto -  non ha manifestato l'intenzione di ritirare a sua volta la propria candidatura alle primarie del 28 settembre, definendo la questione al vaglio dei giudici come "una piccolezza". Ma questa volta il ruolo della magistratura suscita malessere anche a sinistra, come sottolineato dalle parole tutt'altro che vaghe dell'Assessore regionale Mezzetti (Sel): "Facciamo così, per risparmiare tempo chiediamo alla Procura di Bologna chi vuole alla presidenza della Regione...". C'erano una volta le toghe rosse.

(DIRE)

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