Bonaccini annuncia: "Riapriremo i Punti Nascita". Critiche dal centrodestra

Un tema "caldo" della campagna elettorale, che coinvolge anche l'ospedale di Pavullo. Il presidente uscente plaude al nuovo Governo e prosetta un percorso di riapertura. Borgonzoni: "Basta demagogia, lui li ha chiusi e ora si sveglia per il voto"

"Riapriremo i punti nascita in montagna: si tratta solo, adesso, di definire col ministero un percorso, ma finalmente ho trovato un ministro che ci ha dato ascolto, rispetto al totale silenzio e disinteresse che c'è stato nel Governo precedente". Lo ha annunciato il governatore Stefano Bonaccini, mirando a sciogliere uno dei nodi della sanità anche dell'Emilia-Romagna in questi anni. 

Cogliendo la palla al balzo dal ministro Roberto Speranza, che a sua volta oggi a un convegno in Regione dello Spi-Cgil nazionale sulla non autosufficienza apre sulle sale parto riaperte, evidenzia a margine dei lavori Bonaccini: "Il ministro Speranza, nella scrittura del patto per la salute approvato di recente, ha introdotto alla scheda 15 la revisione del decreto ministeriale 70. Confido così che potremo riaprire i punti nascita in montagna, perchè mi aspetto che rivedendo quel provvedimento si andranno a revisionare i parametri nei punti periferici, a partire dalla montagna. Si rivedrà ciò che rendeva prima impossibile mantenerli aperti". 

Non solo: "Addirittura, con un'altra misura presa da questo Governo, potremo aumentare la dotazione di personale senza dover guardare a tetti e limiti di spesa, noi che abbiamo bilanci sani in ognuna delle 14 aziende sanitarie e che siamo una delle tre Regioni meno indebitate d'Italia", rivendica il presidente ricandidato alle elezioni del 26 gennaio. In tutto questo, Bonaccini rimarca che "il ministro Speranza ha fatto esattamente quello che non hanno fatto in precedenza la ministra Grillo e il sottosegretario alla Salute della Lega Coletto", attorno alla misura sui punti nascita "introdotta nel 2011 dal Governo Berlusconi-Lega, che pose per la prima volta il limite dei 500 parti sotto i quali senza deroga ministeriale bisognava chiudere i punti nascita".

La mossa in piena campagna elettorale non va giù al centrodestra, che sulla riapertura dei punti nascita di Pavullo e delle altre località montane ha basato un pezzo della propria comunicazione in vista del voto. "Bonaccini la smetta con la demagogia. Quando sono stati chiusi i punti nascita, la scelta è stata da lui magnificata. Se poi sotto elezioni si sveglia, è un altro discorso". Questa la reazione della candidata leghista alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, Lucia Borgonzoni. "Bonaccini dovrebbe chiedere invece scusa alle tante donne che ha reso mamme di serie B, costringendole a partorire in ambulanza. Se i sondaggi vanno male al Pd, questo non lo giustifica nel prendere in giro i cittadini, soprattutto i cittadini della montagna, a cui per anni il suo partito ha negato servizi, sanità e presidi, mettendo a rischio anche tante mamme", conclude la candidata leghista. 

Duro anche il capogruppo della Lega in Regione, Stefano Bargi. "Se il numero di nascite necessario al mantenimento dei reparti può essere magicamente cambiato grazie a un rapido accordo politico- attacca- allora vien da chiedersi se fino ad oggi il presidente abbia mentito alla collettività, rendendo impossibile ai cittadini del crinale il poter mettere alla luce i figli sul territorio in cui vivono". Anche secondo la leghista Isabella Bertolini, "la paura di perdere le elezioni fa promettere qualsiasi cosa a Bonaccini. A pochi giorni dal voto non è credibile l'ennesima promessa elettorale della sinistra. Nulla è stato fatto da Bonaccini e compagni per difendere i punti nascita della montagna e tanto invece è stato fatto per chiuderli. L'affidabilità di chi ha governato da sempre la Regione è pari a zero".

"Il Presidente della Regione Bonaccini ha perso una buona occasione per smetterla farsi beffa dei cittadini della montagna. Tutti sanno che le regole e le politiche che hanno fatto chiudere il punto nascita sono quelle portate avanti da lui negli ultimi cinque anni, partendo dal declassamento dell'ospedale di Pavullo – ha spiegato anche Antonio Platis, candidato di Forza Italia - Il centrodestra garantirà risorse, personale e strumenti tali da mantenere quella sicurezza necessaria a non dirottare parti in pianura. Perché le mamme che abitano in montagna non sono mamme di serie B. Noi vogliamo fermamente riaffermare il loro diritto e la loro libertà di potere e di potere scegliere, in assoluta sicurezza, di partorire in montagna. Perché si può, perché si deve. La politica dei cittadini di serie A e di serie B terminerà il 26 gennaio."

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(fonte DIRE)

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