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Scuole ancora chiuse, Bonaccini: "E' impopolare, ma è mio dovere"

Il Presidente di Regione commenta la scelta di posticipare al 25 gennaio l'apertura della didattica in presenza

Posticipare la riapertura delle scuole in Emilia-Romagna è "una scelta sofferta", ma alla luce dei dati "ho il dovere di assumere anche provvedimenti impopolari". Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, spiega su Facebook la decisione di rimandare la didattica in presenza alle superiori. "I dati odierni- ricorda- confermano che dalla prossima settimana saremo in zona arancione, insieme alle altre grandi regioni del Nord ed alcune del Sud, per un totale di quasi trenta milioni di persone. I parametri più restrittivi introdotti dal Governo servono a proteggere il nostro Paese dalla nuova ondata che ha già investito altri Stati europei, che hanno dovuto assumere misure drastiche per tutto il mese di gennaio e, in alcuni casi, per febbraio". 

È "alla luce di questi elementi e delle valutazioni assunte dagli esperti regionali e nazionali della sanità che oggi con la Giunta, dopo aver sentito i sindaci dei Comuni capoluogo e i presidenti di Provincia, abbiamo ritenuto di dover posticipare l'apertura in presenza delle scuole superiori, mentre saranno aperte materne, elementari e medie". Si tratta, ammette Bonaccini, "di una decisione difficile, molto sofferta, anche alla luce del lavoro importante e condiviso con prefetti, aziende di trasporti e ufficio scolastico regionale, fatto nelle settimane scorse per potenziare e riorganizzare i trasporti (prevedendo oltre 500 bus aggiuntivi al giorno), i turni di ingresso e di uscita, le misure ulteriori di tracciamento e screening per tutta la popolazione scolastica".

Rientro a scuola, la Giunta regionale decide il rinvio al 25 gennaio

Ma, confessa Bonaccini, "la cosa che pesa di più è chiedere un altro sacrificio ad una generazione di ragazze e ragazzi che avrebbe tutto il diritto di frequentare la scuola, di vivere pienamente il rapporto con compagni e insegnanti, di apprendere al meglio e di socializzare pienamente". 

E precisa: "Non ho mai pensato che la scuola sia un servizio 'sacrificabile', nè che la didattica a distanza possa sostituire quella in presenza. Ho pero' la responsabilità di conciliare interessi e beni primari, questo sì". E se "gli esperti mi spiegano che i contagi potrebbero ulteriormente aumentare e i posti letto Covid e di terapia intensiva riempirsi ulteriormente, allora ho il dovere di assumere anche provvedimenti impopolari". Vale "per la scuola, su tutto, e vale anche per quelle attività economiche sospese, purtroppo, a causa del virus (per le quali chiederemo al governo ristori certi, cui aggiungeremo entro febbraio 40 milioni di euro di ristori regionali). Il nostro impegno per fermare i contagi, per rispondere al meglio con le cure alle persone malate, per vaccinare, finalmente, ha anzitutto l'obiettivo di salvare le vite delle persone. Ma anche quello di poter presto ricostruire una condizione di normalità per tutti. Teniamo botta, come diciamo da queste parti, insieme ce la faremo e ne usciremo", conclude.

(DIRE)

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