Case allagate ad Albareto, si attendono i lavori alle casse d'espansione

L’assessore Guerzoni, rispondendo alle interrogazioni sugli allagamenti, ha fatto il punto sugli interventi previsti per il nodo idraulico sollecitando Aipo a completarli

(foto Giulio Pinna)

“Le aree a monte dei Prati di San Clemente, e in particolare le zone collegate alle vie Dotta, Munarola e Cavo Argine, saranno in condizioni di elevata sicurezza idraulica una volta completato, da parte di Aipo, l’intervento sulle casse di espansione del canale Naviglio”. Lo ha spiegato l’assessore all’Ambiente Giulio Guerzoni rispondendo, oggi giovedì 10 marzo, alle interrogazioni sull’allagamento di via Dotta e delle zone limitrofe di Albareto e sulla situazione del nodo idraulico e delle procedure di emergenza messe in atto proposte rispettivamente da Luca Fantoni del M5s e da Giulia Morini del Pd.

Ricordando che si sta concludendo il primo stralcio, sui tre previsti, dei lavori alle casse di espansione del Naviglio (Prati di San Clemente), con il sovralzo degli argini esterni dei cavi Minutara e Argine e la realizzazione dell’argine di chiusura della cassa, Guerzoni ha affermato che “dobbiamo pretendere Aipo realizzi l’opera nei tempi stabiliti, insieme all’ampliamento della cassa di espansione del Secchia, che aspettiamo da troppi anni”.

Via Dotta è, storicamente, sempre stata soggetta a episodi di allagamenti dovuti al rigurgito delle acque del Naviglio, fenomeno a sua volta direttamente conseguente alla chiusura delle porte vinciane di Bomporto. La via e le aree circostanti, ha spiegato ancora l’assessore, sono classificate, nel Ptcp 2009 della Provincia di Modena, come aree depresse a elevata criticità idraulica, con possibilità di permanenza dell’acqua a livelli maggiori di 1 metro. Durante l’emergenza per le piogge del 28 e 29 febbraio non sono state effettuate manovre o altri interventi di gestione per la regimazione delle acque: la chiusura dei portoni vinciani a Bomporto non ha permesso il regolare deflusso del canale Naviglio e dei cavi Argine e Minutara determinando l’invasamento dei Prati di San Clemente, che sono cassa di laminazione del Canale Naviglio. I cavi Argine e Minutara, non riuscendo a loro volta a defluire nel Naviglio, hanno determinato un rigurgito progressivo che ha causato un riflusso nelle campagne limitrofe che si è aggiunto ai ristagni d’acqua già presenti a causa del riempimento dei canali irrigui, ai terreni saturi e alla naturale morfologia del terreno di quelle zone. Nella mattina dell’1 marzo, quando sono stati aperti i portoni Vinciani, le acque hanno potuto defluire e la situazione è migliorata.

“Per capire quanto è accaduto – ha sottolineato Guerzoni – dobbiamo tenere presente che nelle 72 ore tra il 27 e il 29 febbraio, secondo i dati dell’Osservatorio geofisico dell’Università di Modena e Reggio Emilia, sono caduti 70.9 millimetri di pioggia, per un totale di 178.4 millimetri nell’arco del mese. Negli stessi due giorni, il vento di scirocco e le temperature alte, con lo zero termico a 1900 metri, hanno provocato lo scioglimento della neve in montagna e il conseguente ulteriore ingrossamento dei fiumi”.

Rispondendo infine alla domanda, posta dal Pd, sulle azioni messe in campo nel corso della fase di allarme, l’assessore ha sottolineato come le procedure di monitoraggio e assistenza siano iniziate già nel pomeriggio di domenica 28 febbraio, con l’apertura h24 del Centro unificato provinciale (Cup) di protezione civile di Marzaglia al quale, dalla mezzanotte, si sono aggiunti i Coc comunali. In tutti i comuni fronte Secchia sindaci, Protezione civile, Vigili del fuoco, Aipo, Stb e la Regione hanno lavorato insieme, “senza soluzione di continuità”, nei tre giorni dell’emergenza: durante la fase di allarme si è controllato che i manufatti idraulici funzionassero perfettamente, e che la circolazione dell’acqua nei canali non fosse impedita, e che tronchi o altri ostacoli non bloccassero il corretto deflusso delle acque. Protezione Civile e Aipo hanno monitorato gli argini dei corsi d’acqua principali. Nella zona di via Cavo Argine, dove sono presenti tre edifici abitati da sette nuclei familiari, la Protezione civile, che si mantiene in contatto con gli abitanti delle zone più esposte, è intervenuta con pompa idrovora e sacchi di sabbia per dare seguito a un intervento che i singoli privati avevano fatto su un fosso di loro pertinenza. Nelle giornate dell’1 e 2 marzo sono continuati i sopralluoghi e gli interventi nella zona di via Dotta e cavo Argine per impedire che i ventilabri dei fossi fossero ostruiti da rami o altri detriti.

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Nella replica, Luca Fantoni si è augurato che “gli abitanti di via Dotta siano stati messi al corrente del fatto che vivono su un’area a rischio, perché per quello che mi risulta non ne sono consapevoli. Noi discutiamo sempre – ha proseguito – di quello che dovrebbe fare l’Amministrazione ma in realtà il soggetto che deve fare i lavori è Aipo che è sempre in ritardo”. E Giulia Morini affermando che “spiace che ancora una volta si parli di problemi legati al Naviglio” si è però detta “soddisfatta di vedere una concordanza tra le richieste dei cittadini e l’orientamento del Comune”.

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