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Una nuova cava nell'area di rispetto della falda, preoccupazione a San Cesario

La cava “Barca 2014” presso il Polo Provinciale 8, aprirà a breve compresa in parte dentro la fascia di rispetto ristretta dei pozzi che alimentano gli acquedotti dei comuni di Modena, San Cesario, Castelnuovo e Castelvetro

Una cava di ghiaia, cava “Barca 2014” presso il Polo Provinciale 8, è pronta ad essere aperta e ad iniziare l'attività estrattiva a ridosso del paese di San Cesario. A darne notizia è la consigliera comunale Sabina Piccinini (Lista Civica Nuovo San Cesario), senza dubbio la rappresentante politica da sempre più attenta al tema delle cave, che sono un aspetto non certo secondario per quello specifico territorio. A destare preoccupazione non è tanto una nuova attività estrattiva, quanto piuttosto la sua collocazione.

L'area individuata per "Barca 2014" è infatti in minima parte compresa dentro la fascia di rispetto ristretta di un pozzo (il pozzo D6) che alimenta gli acquedotti del comune di San Cesario, ma anche quelli di Modena, Castelnuovo e Castelvetro. "Qui l’apertura di cave è vietata dalla Delibera della Giunta Regionale n.1677 del 31 Luglio 2001 - spiega Piccinini, che aggiunge - Si arriverà a scavare ad appena due metri di distanza dalla prima falda, in una zona classificata dal PRG “ad elevata vulnerabilità degli acquiferi”, contravvenendo a qualsiasi criterio di prudenza perché nessuno può dirsi sicuro che i movimenti delle acque sotterranee rispettino sempre le perimetrazioni geometriche delle fasce di rispetto. La stessa Arpae in passato ha rilevato sul fondo di diverse cave, acqua ristagnante proveniente dalle falde sottostanti ed è noto che la realizzazione di una cava, rimuovendo lo strato di ghiaia, riduce il livello di protezione della falda da eventuali infiltrazioni di inquinanti".

La consigliera, tuttavia, chiarisce che i cavatori hanno garantito che nella parte compresa dentro la fascia di rispetto ristretta dei pozzi non verrà estratta ghiaia. "Chi effettuerà i necessari controlli? Chi può garantire che le nostre acque non vengano inquinate? I controlli si basano per lo più perlopiù sui dati conferiti dagli stessi cavatori oppure sono lasciati in mano al Comune che ha risorse tecniche troppo limitate per svolgere adeguatamente una così importante attività?".

A queste domande l'attivista Piccinini ne aggiunge altre: "C’era proprio bisogno di mettere in pericolo la qualità delle nostre acque per scavare qualche migliaio di metri cubi di ghiaia? Possibile che la tutela di un bene comune non possa prevalere, una volta tanto, sugli interessi economici? Se esistono dei vincoli, in una zona “ad elevata vulnerabilità degli acquiferi” perché si deve insistere a scavare?".

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