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Giovedì, 26 Maggio 2022
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Polemica sulla chiusura dell'asilo, l'Assessore: "Giù le mani dal Triva"

Cavazza replica al sit in voluto da 'Per me Modena': "Non permetteremo che si strumentalizzi un bene di tutta la collettività. Davanti a calo delle domande occorre capire quali le esigenze attuali delle famiglie"

“Giù le mani dal Triva. Non permetteremo che una parte strumentalizzi un bene che è patrimonio dell’intera collettività modenese”. Ad affermarlo è l’assessore alla Scuola del Comune di Modena Gianpietro Cavazza in merito alle proteste annunciate per la presunta chiusura del servizio. “Il Triva, una delle prime strutture dedicate all’infanzia sorte in città, attualmente ospita una sezione di nido d’infanzia; vi hanno inoltre trovato casa altri servizi educativi e altri vi potranno essere accolti. Oltre al nido, ospita infatti il Centro per bambini e genitori, un servizio integrativo condotto da un’educatrice e frequentato da bambini da 1 a 4 anni accompagnati dai loro genitori, che intende essere un’occasione di socializzazione per i piccoli e di confronto per i genitori. In futuro la stessa struttura potrebbe ospitare anche un laboratorio intergenerazionale per l’apprendimento del linguaggio computazionale, mentre a breve vi troverà spazio il Sognalibro, un servizio di consulenza rivolto a educatori e genitori, che originariamente era nei locali del nido Villaggio Giardino poi destinati a una sezione di scuola d’infanzia.

“La rete dei servizi educativi – aggiunge Cavazza – è, infatti, un organismo vivo che muta e evolve in rapporto alle esigenze del territorio e alle richieste delle famiglie. Il futuro della scuola modenese non può essere progettato con la testa rivolta al passato, pensando solo a salvaguardare aspetti simbolici e senza preoccuparsi di rispondere ai bisogni attuali delle famiglie. Che è invece ciò che venne fatto a Modena con grande lungimiranza politica quando venne realizzato il nido Bonaccini, poi denominato Triva. E che oggi cerchiamo di fare prima di tutto andando a capire con un'indagine, che è in corso, quali sono le esigenze delle famiglie, quali sono i servizi educativi da proporre, qual è il livello di flessibilità necessario. Non nascondo – continua l’assessore - che desta stupore vedere che tra chi protesta per la chiusura di un nido, che in realtà non chiude, c'è anche chi fino a poco tempo fa era nella posizione per decidere e fare cose che non sono state fatte.

È infatti da cinque anni che si registra la diminuzione dei nati e la conseguente riduzione delle domande di iscrizione ai nidi d’infanzia, unitamente all’incremento delle rinunce che può essere legato anche alla crisi economica e per questo motivo abbiamo continuato a mantenere invariate le tariffe che comunque sono commisurate alle effettive possibilità delle famiglie grazie all'utilizzo dell'indicatore Isee. Il calo delle domande ai nidi d’infanzia si sta verificando da diversi anni tanto nei servizi educativi comunali quanto in quelli convenzionati.

Di fronte a questo fenomeno l’Amministrazione ha deciso, già cinque anni fa, di rivedere le politiche dell’infanzia riducendo progressivamente i posti comunali disponibili al nido: 998 nel 2009/2010, 974 nel 2010/2011, 965 nel 2011/2012, 956 nel 2012/2013, 921 nel 2013/2014, 867 nel 2014/2015 e parimenti si sono ridotti anche i posti convenzionati.

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