Covid, il Comitato dei famigliari delle vittime chiede le dimissioni di Donini

L'associazione, sostenuta dal Codacons, contesta il mancato raggiungomento della cifra di 10mila tamponi giornalieri preventivata dalla Regione nei mesi scorsi e quasi mai raggiunta

Piovono ancora critiche sulla Regione Emilia-Romagna per la gestione dell'emergenza coronavirus nel periodo estivo. E questa volta sono i comitati dei familiari delle vittime di covid nelle Rsa che, insieme al Codacons Emilia-Romagna, chiedono "un passo indietro" all'assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini. "è bene che l'assessore faccia un passo indietro- dicono chiaro e tondo- per lasciare posto a chi ai proclami preferisce i fatti". I comitati fanno riferimento in particolare alle parole di Donini sulla possibilità di fare 10.000 tamponi al giorno in Emilia-Romagna, numeri di cui pero' "non c'è traccia". 

L'assessore, citano i familiari e il Codacons, aveva spiegato che "tamponi e test andavano fatti solo all'occorrenza. Ma non comprendiamo a questo punto cosa intenda, visto che l'Emilia-Romagna ormai ha superato da tempo il Veneto in termini di contagi ed equiparato in alcune giornate la Lombardia, nonostante un numero cosi' basso di tamponi e test sierologici".
Per questo, secondo i comitati e il Codacons era necessario "già a partire da luglio, e a maggior ragione ad agosto, fare una campagna di monitoraggio con tamponi e test davanti a tutte le discoteche e in tutte le località rivierasche, in convenzione con i titolari di locali, hotel e stabilimenti balneari, per favorire l'esame volontario con l'ausilio di strutture mobili".

Inoltre, ci si domanda come la Regione non abbia ancora inteso assumere misure di contrasto rispetto ai turisti provenienti dalla Francia o da altri Paesi in cui i tassi di contagio sono a dir poco tripli rispetto a quelli italiani".

Il timore dei comitati e del Codacons, in sostanza, "è che il basso numero di controlli sia motivato dalla necessità di avere numeri di casi positivi contenuti per evitare misure di chiusura delle attività produttive. Ma se cosi' fosse si tradirebbe il dettato costituzionale che pone quello alla salute come primo diritto".

Per questo, "non resta che sollecitare Donini a tramutare immediatamente i proclami in fatti, avvertendolo che il covid-19 non va in ferie in agosto nè tantomeno durante i weekend. Anzi, è proprio in questi periodi, quando il numero di tamponi già insufficiente diminuisce drasticamente fino ad arrivare a poco piu' di 3.000 unità rispetto alle 10.000 promesse dall'assessore, che è quanto mai attivo stante le mille occasioni di raggruppamento sociale che si verificano in questi periodi".

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