L'analisi | Salvini non fa breccia, vince il pragmatismo emiliano di Bonaccini

Due narrazioni differenti si sono scontrate in campagna elettorale: ha vinto il voto "amministrativo" invocato dal centrosinistra

La crescita della Lega e il calo del Partito Democratico, principali elementi politici di questa tornata elettorale, non sono bastati a cambiare gli equilibri in Emilia-Romagna. Lo scenario regionale esce dalle urne profondamente mutato, ma le somme algebriche non parlano di novità: il centrosinistra resta alla guida della Regione, seppur con cifre meno "bulgare" di quanto accadeva in passato.

La capacità di Bonaccini di attrarre il voto di una platea nuova di sostenitori - dai delusi del M5S alla sinistra critica - ha avuto la meglio sullo straordinario sforzo comunicativo messo in campo da Matteo Salvini sul territorio regionale. Sono stati questi due elementi a confrontarsi realmente in questa insolita - e per certi versi poco edificante - campagna elettorale.

Da un lato c'era la necessità della sinistra di reinventare un consenso che si stava sfilacciando, non più garantito dalla fede incrollabile nel partitorne: operazione riuscita grazie ad un sapiente lavoro sotterraneo e silenzioso di contatti con le forze sociali ed economiche e grazie all'individuazione del "pericolo concreto di un'avanzata delle destre", che ha ricevuto l'assist encomiabile del movimento delle sardine.

Dall'altro lato la "bestia" salviniana, che ha provato a replicare in Emilia-Romagna la formula propagandistica che si è rivelata la chiave di volta nella crescita della Lega. Una campagna elettorale aggressiva e pervasiva, con una tournèe del "Capitano" senza precedenti: uno sforzo immane che non ha fatto breccia come sperato. I numeri fanno ben sperare il carroccio per il futuro, ma la decantata "liberazione" è rimasta uno poco più che uno slogan.

Due narrazioni si sono scontrate nelle urne e gli emiliano-romagnoli hanno scelto, guardacaso, il pragmatismo. Bonaccini ha puntato sulla garanzia di un governo "delle eccellenze", chiedendo ai cittadini di esprimere un voto "amministrativo", sulla scorta di quanto di buono fatto da chi ha finora governato l'Emilia-Romagna senza soluzione di continuità. Una strategia chiara, prevedibile, l'unica possibile.

Salvini e i suoi alleati hanno contrapposto una narrazione ben diversa, facendo della campagna elettorale regionale una costola di un più ampio discorso di governo del Paese, ricercando il consenso sui temi classici di sicurezza, immigrazione e tasse; chiedendo cioè un voto politico a tutto tondo. Sulle ambizioni della Lega hanno pesato l'assenza di un progetto amministrativo chiaro, esemplificato dall'assenza di un candidato presidente forte e autorevole, segno che il centrodestra ha ancora moltissima strada da percorrere sul tema dei contenuti locali.

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