Confcommercio e Confesercenti prendono le distanze da #ioapro1501

Le associazioni ai ritoratori: "Sì alla protesta ma nel rispetto della legalità" Pressing sui ristori per l'interno anno 2020

Fipe Confcommercio e Fiepet Confesercenti denunciano un ammanco di fatturato di oltre 3 miliardi per la sola Emilia Romagna e di oltre 30 miliardi su base nazionale. "Ai miliardi bruciati nei bilanci delle imprese, bisogna aggiungere tutte quelle persone, dipendenti e collaboratori, che da quasi un anno sono in cassa integrazione in attesa di poter tornare a lavorare ed a una vita vera. La situazione è a dir poco drammatica e lo è ancora di più perché non c'è un orizzonte temporale per immaginare una vera ripartenza, soprattutto duratura su cui programmare investimenti e soprattutto progetti. Gli operatori sono davvero provati, esasperati da questa situazione confusa e allo stesso tempo terribile visto che se non ci sono certezze sulla ripartenza ce ne sono molte di più per le scadenze di imposte e forniture, che non si possono rimandare o sospendere nella maggior parte dei casi".

Di fronte a questa situazione vi è però la spinosa questione rappresentata dall'iniziativa #ioapro1510, che vede in prima linea diversi ristoratori modenesi. Le due associazioni di categoria condannano la mobilitazione: "Nel rispetto delle regole vogliamo prendere le distanze da sedicenti gruppi che evocano una ripartenza al di fuori della legge mettendo a repentaglio la sicurezza delle aziende, dei propri dipendenti e collaboratori ed anche dei clienti stessi. La protesta è assolutamente lecita anzi doverosa e sacrosanta stante la situazione delle aziende e soprattutto delle persone, le stesse persone che vivono e dovrebbero lavorare come chi lo fa abitualmente, ma non deve andare a scapito delle stesse persone mettendole a rischio di sanzioni, amministrative, civili e penali. Sarebbe un ulteriore danno per tutti".

Cosa rischiano dunque gli esercenti ribelli? In caso di somministrazione di alimenti e bevande stante l'esplicito divieto del dpcm le aziende rischiano sanzioni amministrative da 400,00 a 2.000,00€ (in caso di reiterazione) e fino alla chiusura e revoca della licenza, oltre a possibili denunce penali per procurata pandemia. Gli stessi clienti rischiano sanzioni da 400,00 a 1.000,00 €.

"Sui Tavoli Ministeriali ai quali saremo chiamati a partecipare nei prossimi giorni, chiederemo a gran voce ristori calcolati sulle reali perdite di fatturato dell'intero 2020 e non su un singolo mese, chiediamo RISTORI non bonus una tantum, chiederemo inoltre riduzioni delle tariffe, come la TARI, che siano commisurate ai giorni di apertura e non alla superficie dell'esercizio, che è stato ed è chiuso e ha ridotto la superficie di esercizio per adeguarsi alla emergenza Covid-19 - concludono Confesercenti e Confcommercio - Ma Soprattutto chiederemo di essere trattati come le altre categorie definite essenziali e per questo tutelate, anche la ristorazione è un comparto vitale della nostra economia, della nostra cultura del nostro essere cittadini italiani, dove il lavoro è un diritto, sempre, anche in all'epoca del Covid-19. Per sostenere le nostre richieste nei prossimi giorni metteremo in pratica azioni di protesta nel pieno rispetto della legalità".

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