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Domenica, 22 Maggio 2022
Politica

Il Consiglio comunale di Modena sostiene il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari

E invita ad aderire all’associazione di Comuni Mayors for peace. Approvato ordine del giorno proposto da Sinistra per Modena, Europa verde-Verdi, Modena civica

Il Consiglio comunale di Modena sostiene il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (Tpnw), depositato all’Onu il 24 ottobre 2020 ed entrato in vigore il 22 gennaio 2021. Nella seduta consiliare di giovedì 24 marzo, l’assemblea consiliare ha approvato, infatti, l’ordine del giorno presentato da Camilla Scarpa, capogruppo di Sinistra per Modena, e sottoscritto anche da Europa verde-Verdi e Modena civica, che, dopo aver preso atto che il Governo italiano “ha dichiarato in più occasioni di non voler sottoscrivere il Trattato”, esprime l’adesione alla campagna “Italia, ripensaci”, promossa dalla Rete italiana pace e disarmo e da Senzatomica, e all’Appello delle città, promosso in tutto il mondo dalla International campaign to abolish nuclear weapons.

Approvato con il voto a favore anche di Pd e Movimento 5 stelle (astenuti Lega Modena e Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia), l’ordine del giorno, inoltre, invita l’amministrazione ad aderire all’associazione di Comuni Mayors for peace, presieduta dal sindaco di Hiroshima, che si prefigge come obiettivo la messa al bando delle armi nucleari e il loro completo smantellamento. Invita, ancora, il sindaco a mettere la firma in calce al Trattato Tpnw, “come atto simbolico da comunicare al Presidente del Consiglio a Palazzo Chigi, invitandolo a rivedere la posizione espressa finora”, e a condividere con le Commissioni esteri della Camera dei deputati e del Senato “l’impegno a promuovere le modalità per portare l’Italia nel consesso degli Stati che si impegnano a favore di un mondo libero da armi nucleari”.

Come ha messo in evidenza la consigliera Scarpa nella presentazione, l’adesione al Trattato contribuirebbe a “promuovere il dialogo e la diplomazia, lasciandosi alle spalle la logica obsoleta della deterrenza nucleare fondata sulla sfiducia reciproca”. L’entrata in vigore del Trattato, inoltre, “potrà rafforzare la costruzione del paradigma di sicurezza internazionale costruito sulla multilateralità, sugli accordi per il disarmo, sulla sicurezza umana che anche l’Italia, in tante altre occasioni, ha sostenuto”.

Aprendo il dibattito, Paola Aime (Europa verde-Verdi) ha affermato che “la guerra dimostra come il nucleare pesi sugli equilibri e rappresenti il principale pericolo per la razza umana. Il disarmo non deve essere visto come mancanza di protezione ma come piattaforma per potenziare il dialogo e arrivare alla pace. È inaccettabile che le spese militari continuino a crescere”.

Per il Pd, Alberto Bignardi ha definito “impensabile” che nel mondo i Paesi “si pesino in base all’armamento nucleare. Si dovrebbe utilizzare il nucleare solo legandolo alle nuove tecnologie sanitarie e non per imbastire conflitti”. Per Stefano Manicardi “per preparare la pace, il primo passo è il disarmo, non solo nucleare, e su questo dobbiamo lavorare. Specialmente ora, che siamo deboli sul piano sanitario e ambientale, prendere posizione a favore del riarmo è sbagliato”.

Secondo Giovanni Silingardi (Movimento 5 stelle) occorre un cambiamento culturale e politico molto forte “e azioni diplomatiche per abbattere le spese militari e prevenire un possibile conflitto, visto che molti Stati, Italia compresa, hanno sul loro territorio armi nucleari. Questa presenza impedisce all’Italia di aderire al Trattato, che vieta armi nucleari sul territorio, “quindi l’Italia dovrebbe dismetterle e, per farlo, dovrebbe uscire dalla Nato”.

“Apprezziamo l’intento della mozione”, ha detto Elisa Rossini (Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia), ma “è utopia chiedere il disarmo nucleare nel momento in cui gli stessi partiti, maggioranza di governo, votano per l’invio di armi in Ucraina e per l’aumento delle spese militari. La realtà ci dice che eliminare le armi nucleari è possibile se lo fanno tutti, se no è necessario averle come deterrente”.

La messa al bando delle armi, “che tutti vorremmo”, dipende “dalla relazione tra potenze internazionali che si basano sulla deterrenza”, ha affermato Giovanni Bertoldi (Lega Modena) che ha proseguito osservando che “bisognerebbe fare in modo di interrompere il conflitto prima che si arrivi a usare armi nucleari. L’Italia, che vantava rapporti di amicizia sia con la Russia che con l’Ucraina avrebbe potuto svolgere un ruolo diplomatico determinante, ma schierandosi apertamente da una parte, una scelta magari giusta, si è giocata questa possibilità”.

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