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Crisi del Distretto Ceramico, "Chiederemo aiuti concreti al Governo"

L’assessora Ferrari ha risposto all’interrogazione della consigliera De Maio (Modena sociale): “Un’intera filiera messa in crisi dall’aumento dei costi energetici e dalla guerra”

Come Comune di Modena ci sentiamo di sottoscrivere insieme alla Regione Emilia-Romagna una richiesta di aiuto al Governo per il sostegno al settore ceramico, colpito su più fronti. È un settore che va difeso nella sua struttura complessiva: non si tratta solo di aziende capaci di esportare, ma di un’intera filiera messa in crisi dall’aumento dei costi energetici e dalla guerra”.

Lo ha detto l’assessora alle politiche economiche Ludovica Carla Ferrari, nella seduta del Consiglio comunale di lunedì 7 marzo rispondendo all’interrogazione di Beatrice De Maio (Modena sociale) sul sostegno alle imprese del distretto ceramico.

La consigliera ha chiesto, in particolare, se l’Amministrazione “può chiedere alla Regione Emilia-Romagna se ha già preso o intende prendere provvedimenti urgenti a sostegno delle imprese del distretto ceramico in una situazione che prefigura un evidente stato di necessità” a causa dell’aumento dei costi delle materie prime, oltre che del gas metano e dell’energia elettrica.

“Dopo oltre due anni di pandemia da Covid-19 – ha evidenziato l’assessora – stavamo risentendo di una pesante crisi energetica che aveva portato a raddoppiare e più che triplicare i costi energetici di elettricità e gas, ma con il divampare della guerra in Ucraina, tragedia umana immane per un popolo che sta dimostrando a tutto il mondo il valore dei propri ideali di libertà e democrazia, il livello della minaccia economica si è aggravato tanto che non solo i settori più direttamente impattati ma l’intero piano di approvvigionamento energetico nazionale è oggi oggetto di discussione ben oltre gli obiettivi, pure importanti, che si era posto il Pnrr”.

Ferrari ha sottolineato come tutta l’Europa si stia interrogando “sull’approvvigionamento energetico da fonti alternative per un riequilibrio, sia tattico, relativo alla diversificazione delle fonti, che strategico, relativo agli impellenti obiettivi di decarbonizzazione, e che dovrà tenere conto necessariamente dei settori cosiddetti ‘hard to abate’ come il settore ceramico appunto, ma anche, ad esempio, come il settore aeronautico per aviazione civile e per logistica, che ad oggi non vede alternative applicabili su larga scala ai sistemi di propulsione tradizionali. Il rischio per settori forti esportatori verso l’Est Europa e la Russia e la cui filiera produttiva è già altamente impattata dall’incremento dei costi energetici – ha proseguito – riguarda, quindi, non solo l’incremento dei costi di produzione con la conseguente difficoltà a collocarsi sul mercato interno ed estero, ma anche la possibilità di non incassare i crediti già maturati, la riduzione del fatturato e la conseguente destabilizzazione di realtà tanto importanti sul piano dell’occupazione per il nostro territorio”.

L’assessora, riportando quanto comunicato dalla Regione Emilia-Romagna, ha evidenziato che, “per il settore ceramico, i cementifici, le industrie della produzione di energia, della produzione della carta e della chimica sarà necessario, anche a livello nazionale, attuare e accelerare sulle politiche di incentivazione per lo sviluppo e l’implementazione delle fonti rinnovabili, in particolare quelle per la produzione di energia elettrica, così da poter arrivare quanto prima a forme di utilizzo innovative e diffuse di idrogeno verde da utilizzare nei processi industriali”.

Ferrari ha poi ricordato che l’Assemblea legislativa, già a giugno, aveva approvato una Risoluzione che sollecitava la Giunta regionale ad attivarsi presso il Governo per chiedere, anche in sede europea, “l’impellente adozione di misure nazionali di compensazione e la necessità di urgenti variazioni alla disciplina Emission Trade System (ETS), il sistema voluto dalla Commissione Europea per raggiungere gli obiettivi di riduzione di CO2, e che prevede la possibilità per settori esposti alla concorrenza internazionale e al rischio di delocalizzazione produttiva, di usufruire di misure compensative, quali il recupero dei maggiori costi dell’energia elettrica”.

Il settore ceramico non rientra tra quelli ammessi a compensazione dei costi indiretti relativi all’ETS: a tal proposito, Regione Emilia-Romagna e Regione Valencia hanno inviato alla Presidente della Commissione Europea e ad altre Autorità europee e nazionali una lettera a firma congiunta che chiedeva variazioni nella disciplina, ma la Commissione europea ha risposto confermando l’esclusione del settore ceramico dalla possibilità di accedere alle misure di compensazione. La comunicazione della Regione fa quindi riferimento al pacchetto “Pronti per il 55%”, composto da numerose iniziative legislative tra loro collegate, complementari e tutte orientate verso lo stesso obiettivo: garantire una transizione equa, competitiva e verde entro il 2030 e oltre.

“All’interno di questo pacchetto di misure – si legge nella nota – rientrano tre iniziative collegate alla revisione del sistema di scambio di quote di emissione che intendono migliorare e rendere più efficiente il sistema di scambio di ETS UE. Si segnala inoltre l’incremento degli stanziamenti previsti e l’ampliamento dell’ambito di applicazione del Fondo per l’Innovazione così come previsto nella proposta di direttiva. La nuova programmazione dei Fondi Strutturali 2021-2027 e il Piano di Attuazione 2022-2024 del Piano Energetico Regionale, infine, avranno alcune linee d’intervento finalizzate al miglioramento dell’efficienza nei processi produttivi e alla conseguente riduzione dei consumi, all’aumento della percentuale di copertura dei relativi fabbisogni energetici attraverso un deciso sviluppo delle fonti rinnovabili, nonché al sostegno allo sviluppo della filiera dell’idrogeno a partire dai settori ‘hard to abate’”.

Sul tema è intervenuta Barbara Moretti di Lega Modena, che ha evidenziato che “l’impatto dei maggiori costi energetici e le congiunture legate alla guerra si stanno abbattendo sulle imprese e servirebbero risposte tempestive della politica: siamo consapevoli che la situazione sia straordinaria e che a livello comunale è possibile fare poco in termini operativi, ma crediamo sia importante mandare un segnale chiaro e forte a Regione e Governo”.

Nella replica, la consigliera De Maio ha sottolineato che “una eventuale crisi nel distretto ceramico avrà una ricaduta sociale ed economica anche sui cittadini e sul territorio del comune di Modena. All’aumento dei costi energetici si è aggiunta la situazione del conflitto in Ucraina: siamo in pieno stato di emergenza economica – ha concluso – e servono misure forti”.

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