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La mostra della discordia, il curatore sorride: “Non mi pagano abbastanza”

Presentato l'allestimento che riempirà gli spazi del Mata, sotto il fuoco incrociato delle opposizioni per l'operazione "immobiliare" del Comune. Richiard Milazzo difende il lavoro: "90 opere e 48 artisti provenienti da 11 paesi diversi"

"Quanto sono stato pagato per curare questa mostra? Non abbastanza". Firmato Richard Milazzo, il critico ed esperto d'arte internazionale che oggi si è insediato a Modena in vista della discussa mostra ("Il Manichino della storia", al via il 18 settembre) che lo stesso curerà negli spazi dell'ex manifattura tabacchi riqualificata. Milazzo ne parla alla stampa nel pomeriggio in municipio prima dell'incontro pubblico in Consiglio comunale, dove il sindaco Gian Carlo Muzzarelli e il vicesindaco Gian Pietro Cavazza hanno dato appuntamento al tavolo dell'economia per le presentazioni ufficiali. 

Uno degli aspetti più dibattuti è quello dei costi: l'esposizione costerà 550.000 euro, si prendono in affitto spazi per sei anni a 50.000 euro l'anno (le opposizioni in Consiglio dicono che si fa un favore alle coop che hanno riqualificato l'area, Muzzarelli ha smentito più volte). Ebbene, 48.000 sono destinati al solo Milazzo: "Quanto sono stato pagato per curare questa mostra? Non abbastanza, e dico il perchè. Quando giro con mia moglie o miei nipoti- la prende alla larga Milazzo- e andiamo in una chiesa in Italia a vedere un'opera di Tintoretto o altri, mi si chiedono 7-5-10 euro o soldi per fotografare, oppure mi impediscono di fare la fotografia. L'arte ormai è ovunque fonte di reddito, anche in Italia. Sarei contento di pagare se sapessi che quei soldi vengono usati per restauri o manutenzioni edificio, ma non ho questa sicurezza".

Chiosa Cavazza: "Il compenso è di 48.000 euro, non sono abbastanza? Tirate voi le vostre conclusioni", dice il vicesindaco ai giornalisti lasciando intendere che gli standard internazionali possono essere dunque più alti. Cavazza non ha poi chiarito quanto del fondo della Regione da 300.000 euro, destinato su Expo, a Modena verrà impiegato sulla mostra. "Parleremo a consuntivo", rimanda il vicesindaco. Ma Milazzo non ha parlato solo di soldi: "Penso sia già un errore quello di intervistare solo il curatore, è sbagliato pensare ad una mostra come se fosse fatta da una persona sola", è la premessa a sorpresa al confronto coi giornalisti.

Ma comunque "dovremmo parlare della mostra, che è un evento molto importante: ha un respiro globale, anche se si trova in una piccola città come Modena. Ma nel mondo globale non esistono più le città piccole, Modena o New York da questo punto di vista non conta", procede l'italo-americano un po' in italiano ma soprattutto in inglese, con l'aiuto dei traduttori. "Quante le opere già vista in città? Poche, giusto qualcuna. La mostra- continua il critico- è molto interessante perchè include opere che riguardano sia l'aspetto formale sia l'impegno sociale. I numeri danno un'idea dell'ampiezza della mostra, che conta 90 opere e 48 artisti provenienti da 11 Paesi diversi". Un limite? "Forse non ci sono abbastanza artiste, è una critica che mi faccio, le donne dovevano essere di più", continua Milazzo. Che completa: "Queste opere provengono da tante collezioni anche di questa regione, oggigiorno anche in una città come Modena si possono trovare collezioni importanti".

Ma non potrebbe essere che "Il manichino" venga 'visto' in un'ottica solo locale? "Questo sarebbe un fallimento", taglia corto Milazzo, che sull'esposizione insiste: "La mostra di Modena a livello delle grandi mostre mondiali? Non lo direi mai, è un'esposizione molto importante ma anche molto umile. Speriamo venga valorizzato l'impegno di tutti quelli che ci stanno lavorando".

Il dibattito è proseguito nella sala del Consiglio, in realtà non certo affollata come ci si sarebbe potuto aspettare. Tra i consiglieri comunali presenti (il Pd all'ultima seduta utile di Consiglio era rimasto silente sul "Manichino") c'è solo Forza Italia col capogruppo Andrea Galli, che, 'interrogando' Milazzo, ha sparato a zero riparlando di organizzazione improvvisata e, in sostanza, di 550.000 euro "sprecati". Muzzarelli ha pero' fornito un assist a Milazzo autorizzandolo a non rispondere, e precisando che il nuovo marchio culturale "Mata", a sostegno dell'area della manifattura, resterà per sei anni.

(DIRE)

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