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Aborto. Nel modenese quasi il 60% di medici obiettori, "Ma servizi garantiti"

I dati sono stati illustrati oggi in Regione. L'Assessore alla Sanità: "Interventi eseguiti entro 15 giorni nel 90% dei casi"

Nonostante la "consistente percentuale" di ginecologi e anestesisti obiettori di coscienza, negli ospedali dell'Emilia-Romagna l'interruzione volontaria di gravidanza "è garantita". Lo assicura l'assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini, rispondendo oggi in Assemblea legislativa all'interrogazione della consigliera dei Verdi, Silvia Zamboni.

Proprio Zamboni parla di "dati allarmanti" sull'obiezione di coscienza in Emilia-Romagna, che riguarda "il 77% dei ginecologi all'Ausl di Piacenza, il 69% nell'Ausl di Ferrara il 69%, il 62,5% al Policlinico di Parma, il 52,9% nei Policlinici di Modena e Ferrara, il 43% nell'Ausl Romagna. Per quanto riguarda gli anestesisti, nella Ausl di Piacenza il 61,5% è obiettore e nella Ausl di Parma lo è il 64,5%". Secondo i dati snocciolati in aula dalla consigliera verde, "gli ospedali con le più alte percentuali di ginecologici obiettori sono il Sant'Orsola di Bologna col 71% e l'ospedale di Cento con il 66,7%. Nella provincia di Modena e nell'ospedale di Mirandola i ginecologici obiettori sono il 60%, nell'ospedale di Pavullo e di Sassuolo sono il 50%. In Romagna, nell'ospedale degli Infermi di Faenza sono il 66,7%, mentre gli anestesisti obiettori raggiungono il 76,92%. Nella provincia di Reggio Emilia la struttura ospedaliera di Guastalla ha il 100% di ginecologi obiettori mentre quella di Castelnuovo né Monti ha il 100% di anestesisti obiettori". 

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Con questi numeri, sostiene dunque Zamboni, il rischio è che "non sia garantito l'accesso a un servizio che rappresenta una conquista delle battaglie delle donne" in Italia. Donini però rassicura. "Nonostante una quota consistente di obiettori di coscienza- afferma- tutti i servizi di interruzione volontaria di gravidanza hanno sempre erogato le prestazioni. E l'intervento è stato eseguito entro 15 giorni nel 90% dei casi".

A conti fatti, dunque, "l'obiezione non ha inficiato la risposta delle strutture sanitarie", afferma Donini, che poi raccoglie la richiesta della consigliera dei Verdi di "rendere ancora più trasparenti i dati", fornendo numeri disaggregati per ogni struttura sanitaria.

(DIRE)

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