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Domenica, 22 Maggio 2022
Politica

Sindacato inquilini, in provincia verso quota 3mila sfratti

Il Sunia non abbassa la guardia e continua a chiedere il blocco degli sfratti, sempre più causati da morosità “incolpevole”, e il rifinanziamento dei fondi locali e nazionali a sostegno dell'affitto

Prosegue la battaglia del sindacato inquilini Sunia sull'emergenza fratti nella nostra provincia. Dopo l'incontro con il Prefetto di appena due settimane fa, il Sunia trasmette i numeri appena ubblicati dal Ministero dell’Interno relativi al 2012. A livello nazionale gli sfratti complessivi sono stati nel 2012 67.790 (con aumento del 6,18% rispetto al 2011) di cui oltre 60.000 per morosità (pari all’88,9% del totale). Nella nostra provincia si conferma un dato pesante: nel 2012 sono stati 2.774 gli sfratti esecutivi e la previsione Sunia per i primi mesi del 2013 e di un ulteriore aumento.

É da tempo che il sindacato inquilini segnala con forte preoccupazione la tendenza all’aumento degli sfratti e in particolare quelli per “morosità incolpevole”, ovvero legata alla caduta di reddito delle famiglie causa effetti della crisi. “Inutile ribadire – scive in una nota Antonietta Mencarelli, segretario Sunia Modena – che bisogna mettere in campo immediatamente dei provvedimenti che evitino drammi sociali. Fino a quando continua la crisi bisogna attuare il blocco degli sfratti. Il Prefetto di Modena, oltre a mettere in atto l’Osservatorio provinciale sugli sfratti, deve anche adoperarsi, insieme agli Enti locali, per il passaggio da casa a casa di tutte le famiglie in disagio economico ed abitativo”.

Per i sindacalisti la ricetta è perciò chiara. “Occorre ri-finanziare con urgenza il Protocollo salva-sfratti a livello locale, e a livello nazionale il Fondo sociale per l’affitto, in quanto riteniamo che questi due strumenti debbano rappresentare gli ammortizzatori sociali per la casa. Al contempo vanno previste, tramite la leva fiscale, delle detrazioni per quei proprietari che aderiscono al blocco degli sfratti e più in generale ad un “patto sociale per la casa”. Per il Sunia va poi assolutamente ripensata la politica abitativa, partendo dalla domanda reale fatta in gran parte di famiglie monoreddito, giovani precari, pensionati a basso reddito, lavoratori in cassa integrazione, famiglie straniere, che hanno bisogno di una casa con un affitto sostenibile.

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