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Violenza sulle donne, il nuovo Decreto Legge divide gli schieramenti

Caterina Liotti (Pd): "Una legge che il Paese e le donne attendevano da tempo". Ma il centrodestra d'opposizione non ci sta, Elisabetta Aldrovandi (FdI): "Un decreto vuoto, per lavare le coscienze"

Con un Decreto Legge di 12 articoli si concretizza la cosiddetta legge sul “femminicidio”, nata con l'intento di consegnare alla magistratura ulteriori strumenti per affrontare i casi di violenza domestica e di molestie, secondo una sensibilità che si è fatta largo sempre di più nel dibattito pubblico. La misura varata dal governo di larghe intese, dovrà essere convertita sul finire dell'estate, ma le reazioni sono già diverse e variegate.

Sul tema sono infatti intervenute due rappresentanti della politica locale, responsabili delle cosiddette “politiche di genere” all'interno dei rispettivi partiti. Da un lato Caterina Liotti, democratica e presidente del Consiglio Comunale e dall'altro Elisabetta Aldrovandi, referente provinciale del dipartimento Tutela Vittime della Violenza di Fratelli d'Italia, in rappresentanza di chi siede al governo e all'opposizione si a Roma che localmente.

Da parte della Liotti c'è un'accoglienza entusiasta del provvedimento: “Anche grazie alle esperienze di quanti hanno lavorato su questi temi negli ultimi anni, l’Esecutivo Letta ha emanato norme che danno una soluzione positiva a questioni fondamentali per l’operatività del provvedimento, quali l'allontanamento del coniuge violento, l'irrevocabilità delle querele dopo le denunce, l'arresto del violento se colto in flagrante, l'aumento delle pene in caso di violenze perpetrate davanti a minori. Un segnale importante – sottolinea l'esponente Pd - che avvia il percorso per dare concretezza alla Convenzione di Istanbul contro la violenza domestica approvata, dopo mesi di attesa, come uno dei primi atti di questo Parlamento”.

Di tutt'altro avviso la referente di Fratelli d'Italia, che vede nel decreto solo un palliativo, che all'atto pratico non potrà porre rimedio al problema della violenza: “Senza negare l'attenzione rivolta al fenomeno della violenza legata all'identità di genere – spiega l'Aldrovandi – è indispensabile sottolineare come l'arresto in flagranza si risolverà in un nulla di fatto dal momento che si tratta di delitti per i quali non è prevista la custodia cautelare in carcere. Una volta celebrata l'udienza di convalida del l'arresto, da effettuarsi entro le 48/72 ore successive, il responsabile sarà comunque liberato. Quanto al fatto di cacciare di casa chi viola un ordine di allontanamento? Cosa accadrà? Che sarà arrestato, e poi comunque rilasciato”.

Una distanza di opinioni che trova chiaro riscontro nelle considerazioni che Liotti e Aldrovandi affidano alle rispettive note. Per l'esponente di Fratelli d'Italia si tratta di una “sorta di palliativo lava coscienza per una legge “svuotacarceri che rimetterà in circolazione tantissimi condannati anche recidivi per delitti legati alla violenza sulle donne. Quello della violenza di genere è un problema serio, che non può essere affrontato in uno scarno provvedimento ferragostano, tanto pubblicizzato dallo stesso Governo quanto incapace di fornire alla vittime l'unica cosa che chiedono: giustizia”. La Liotti invece, invita il Parlamento, subito dopo la pausa ferragostana, a “convertire rapidamente il decreto, in modo che i nuovi provvedimenti non rimangano poi lettera morta. Soprattutto si prevedano adeguati finanziamenti per tutte le azioni messe in campo. Io credo che davvero possiamo parlare di una legge che il Paese e le donne attendevano da tempo”.

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