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Martedì, 9 Agosto 2022
Politica

Si chiude l'esperienza di governo, Draghi sale al Quirinale e conferma le dimissioni

La maggioranza si è dissolta, il premier resterà in carica per gli affari correnti. Inizia la breve campagna elettorale che porterà l'Italia al voto a inizio autunno: le date possibili per le elezioni politiche non sono molte, verosimilmente ad ottobre

Mario Draghi, dopo un breve passaggio alla Camera, è andato al Colle per dimettersi.  All'inizio della discussione generale - alle 9 a Montecitorio - il premier ha annunciato le proprie dimissioni per poi salire al Quirinale e riferire al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il passaggio ieri in Senato di ieri pomeriggio ha, di fatto, sancito la fine dell'esecutivo guidato dall'ex numero uno della Bce. Sono stati solo 95 i voti a favore della fiducia, i contrari 38. Una fiducia debole e insostenibile. Tutto il resto della maggioranza, Lega, Forza Italia e M5s, ha scelto di disertare il voto e "abbandonare" il premier al suo destino. Si pensava che Draghi salisse subito, già ieri sera, al Colle: ha deciso di aspettare la sessione della Camera in segno di rispetto verso il parlamento che gli ha girato le spalle. Inizia la campagna elettorale che porterà l'Italia al voto a inizio autunno. Con una marea di incognite.

Questa mattina il Presidente Sergio Mattarella, ha ricevuto al Palazzo del Quirinale Mario Draghi, il quale, dopo aver riferito in merito alla discussione e al voto di ieri, ha rinnovato le dimissioni sue e del Governo da lui presieduto. Il Presidente della Repubblica "ne ha preso atto", si legge in una nota del Colle. Il Governo rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti.

Cosa succede adesso

La maggioranza ieri si è dissolta: una crisi aperta dal M5s che non ha votato la fiducia la scorsa settimana, proseguita con la richiesta del centrodestra di un nuovo esecutivo senza Conte e precipitata con un quadro logorato, consumato da risentimenti da un lato e voglia di urne e rivincita dall'altro. Obiettivo raggiunto, dunque: la caduta di Draghi e la corsa al voto sono cosa fatta. Lega e Forza Italia hanno staccato la spina al governo. Il supporto politico a Draghi era ormai debole. Il pessimismo aleggiava da tempo nelle stanze del Quirinale. Impraticabile la strada per continuare la legislatura per altri sei mesi, finisce (male) l'avventura del governo politicamente "neutro" che Mattarella aveva voluto e messo in piedi perché l’Italia reggesse l’urto della pandemia, organizzasse la campagna di vaccinazioni Covid e avviasse il lavoro sul Pnrr.

Cosa succederà nei prossimi giorni e settimane? Non ci sono alternative allo scioglimento delle Camere che il Presidente della Repubblica disporrà dopo aver sentito i presidenti di Camera e Senato. Draghi resta in carica per gli affari correnti: il governo potrà dunque emanare decreti legge, anche schemi di decreti legislativi e assolvere gli obblighi comunitari ma con poteri spuntati. Quando il premier salirà a dimettersi, Mattarella lo pregherà di restare in carica "per il disbrigo degli affari correnti" o per l'ordinaria amministrazione. Mario Draghi parteciperà così ai prossimi summit internazionali e lì rappresentare l'Italia. E poi vedrà i sindacati per discutere di cuneo fiscale, di salario minimo e di tutte le altre questioni al centro del negoziato. In caso di emergenza economica, energetica o sanitaria, il governo dimissionario verrà autorizzato dal Colle a emanare decreti che tuttavia, come tutti i provvedimenti d'urgenza, andranno convertiti in legge entro i canonici 60 giorni.

Sarà comunque un percorso a ostacoli, per un motivo molto concreto: il governo non ha più l'arma della fiducia per imporre la disciplina parlamentare. Niente riforme ambiziose, con una maggioranza ormai in panne è logico che se ne debba occupare il governo che verrà, nella pienezza dei suoi poteri. Oggi o domani Mattarella scioglierà le Camere senza le lungaggini delle consultazioni. L'ex Giudice Costituzionale ha un solo obiettivo: tutelare il Paese durante una campagna elettorale che si svilupperà in uno dei periodi economicamente, socialmente e geopoliticamente più difficili della storia recente. Non si esclude che il capo dello Stato possa, con un messaggio, spiegare direttamente agli italiani la sua scelta di mandare al voto, e magari dare il suo punto di vista sulla la fine dell’esperienza e assicurare che non ci saranno vuoti di potere.

"Ora Draghi va al Quirinale, ma il governo non è stato sfiduciato e, almeno sinora, le dimissioni non sono state accolte. Vale il precedente del gennaio 1994, quando il presidente della Repubblica Scalfaro ricevette le dimissioni di Ciampi e le respinse - dice alla Stampa Mario Monti (curiosità, il suo governo durò sei giorni in più di quello Draghi) - A quel punto, convocò i presidenti di Camera e Senato e indisse le elezioni. Ma il governo restò in sella. Se questo dovesse avvenire, ma dipende naturalmente dal capo dello Stato, il governo Draghi sarebbe nella pienezza dei suoi poteri. Potrebbe andare oltre gli affari correnti in attesa del successore. Con la conseguenza che essere in grado di impostare la legge di bilancio e procedere nella gestione del Pnrr", assicura. Ma la testa di tutti è già al voto.

I sondaggi: chi vince alle prossime elezioni?

Quando si torna al voto, data possibile il 2 ottobre

La data del voto per ora è un punto di domanda, realisticamente potrebbe essere il 2 ottobre. Difficile che sia il 25 settembre, è la vigilia del capodanno ebraico e solo una volta si votò (anche di lunedì) durante una festività religiosa. Era la primavera del 1994, vinse Silvio Berlusconi (che potrebbe tornare in parlamento al prossimo giro). In tal caso si voterebbe il 25-26 settembre (anche di lunedì), ma la coincidenza con una festività religiosa solitamente viene evitata. Resta il 2 ottobre. Dentro al Pd e al Movimento 5 Stelle c'è chi non esclude che il Quirinale spinga leggermente più avanti la data delle elezioni politiche, il 9 ottobre, se i tempi dello scioglimento delle camere saranno più lunghi del previsto. Ma visto che al Colle già pensano a chi si dovrà occupare della manovra, non c'è molto tempo da perdere.

Il Presidente della Repubblica avvierà in ogni caso l'iter previsto dalla Costituzione: prima consulterà i presidenti delle Camere poi predisporrà il decreto di scioglimento delle Camere. Non prima della prossima settimana comunque. Per sciogliere le Camere infatti bisognerà tener conto del calendario: le elezioni si indicono con decreto del governo entro 70 giorni dopo lo scioglimento del parlamento.

Attenzione: in teoria, ci sarebbero altre mille vie per salvare la legislatura, dal reincarico allo stesso Draghi per un governo del tutto nuovo, come ha chiesto il centrodestra. Oppure affidare il compito a un’alta carica istituzionale. All’inizio della crisi si è parlato del presidente della Consulta Giuliano Amato. O persino arrivare a un nuovo governo propriamente politico. Ma le condizioni non sussistono più. La volontà di Mattarella e lo spappolamente della maggioranza portano l'Italia al voto anticipato. Con un parlamento che il costituzionalista della Sapienza Gaetano Azzariti definisce "balcanizzato", non può che finire così.

Inizia una campagna elettorale breve (e quindi feroce), nel cuore dell'estate, che vede l'ex ministra della gioventù in pole position verso Palazzo Chigi con la concorrenza di Salvini per la leadership del centrodestra. Dall'altra parte ci sono un Pd iper-governista e un Movimento 5 stelle indebolito: il campo largo è naufragato in una calda giornata di metà luglio, probabilmente definitivamente. Conte aveva aperto un varco, che poi Salvini e Berlusconi ieri hanno sfruttato. Il rapporto tra Letta e Conte dopo quello che è successo ieri sembra compromesso. La decisione di M5s, Lega e Forza Italia di far mancare in Aula al Senato i voti al premier Mario Draghi dà il là a una nuova fase della politica italiana. Forse la più incerta di sempre.  Troppo ghiotta per Salvini e Berlusconi la tentazione di sfruttare l’attuale legge elettorale per vincere alle prossime elezioni in maniera talmente netta, con Fratelli d’Italia, da potersi assicurare con facilità la guida del nuovo governo. Ma nulla è scontato, e due mesi e mezzo in politica sono un'eternità.

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