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Venerdì, 27 Maggio 2022
Politica

Pd Modena, la base in fermento: "È ora di cambiare passo"

Si intitola la "Banalità del Bene Comune" il documento firmato da 18 esponenti del Pd provenienti da tutta la provincia: consiglieri, assessori e militanti chiedono alla dirigenza un deciso cambio di passo

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ModenaToday

Non abbiamo che le nostre idee da mettere in gioco in questo tempo veloce, così veloce da rendere strettissimo lo spazio per una riflessione ponderata, ma allo stesso tempo dirompente. Perché solo qualcosa di dirompente può essere utile e incisivo in questa stagione così difficile. L'oggetto di questa riflessione-proposta è la funzione stessa del Pd, la cui azione, sia sul piano nazionale che su quello locale, è oggi rallentata e stretta in una morsa di sfiducia e incapacità. Il Pd, per la sua nativa incertezza identitaria, vive costantemente come un trapezista sulla fune in procinto di cadere: la fune tesa tra l'etica dei valori, il dovere essere, la prospettiva di cambiamento che non si riesce ad incrociare e l'etica della responsabilità, la real politik, la prassi quotidiana che oggi riguarda soprattutto, ma non solo, il nostro ruolo nel governo di necessità.

L'arte del compromesso non può essere declinata sempre al ribasso. E’ per questa ragione che, mentre 101 irresponsabili affossavano la candidatura di Romano Prodi al Quirinale, aprendo, di fatto, una nuova e confusa stagione congressuale in diretta streaming, abbiamo reagito, provando a ripartire dall’immenso patrimonio di cui dispone il nostro Pd: gli iscritti, i militanti, gli elettori che come noi erano spaesati e arrabbiati ma che non avevano nessuna intenzione di “abbandonare la nave” che qualcuno provava ad affondare. Abbiamo organizzato e partecipato ad assemblee ed incontri dai quali è emerso un unico, fortissimo, imperativo: ripartire dal Pd.

Siamo un gruppo di amministratori, segretari, semplici militanti che, con passione partecipano alla vita pubblica di questo paese riconoscendosi nel Pd e da questo vogliamo ripartire; perché ci rendiamo conto di quanto l’Italia, le nostre città, i nostri quartieri abbiano bisogno di una politica che torni ad assumere decisioni orientate ad un unico e solo obiettivo: il bene comune, senza farsi distrarre dalla salvaguardia di equilibri(smi) di varia natura.

QUATTRO COSE POSSIBILI. ANZI, INDISPENSABILI - Mettiamo sul tavolo quattro punti per il nostro Pd, dal basso verso l'alto, dal territorio a Roma, perché siamo convinti che quando saranno acquisiti, avremo aiutato noi stessi ed aiutato altre persone, che come noi, troveranno sensati e centrali questi punti.

1 – Congresso e chiarezza, subito. Serve un congresso di sintesi o addirittura di leale scontro, ma serve prima di tutto e il prima possibile. Il nostro Pd, quello in cui crediamo, non ha bisogno di “traghettatori” o “traccheggiatori” a nessun livello; piuttosto necessita di una task force di volenterosi marinai attorno ad un capitano sicuro e legittimato. Mentre rimandiamo il "grande confronto" tra le anime di questo partito,
continuiamo a perdere pezzi: elettori, volontari, militanti, iscritti e quindi forza sana e propulsiva. In larga parte del gruppo dirigente attualmente in carica, a tutti i livelli, prevalgono i vincoli di fedeltà ai capi sui vincoli di lealtà ai valori. Non ci si confronta apertamente in un'assemblea, ma si lavora “parallelamente”, trasferendo sui media la battaglia politica e svuotando di fatto gli organismi nei quali, in un partito realmente democratico, dovrebbero essere assunte le decisioni più importanti. E' il buonsenso silenzioso delle persone che reggono, da volontari, i nostri circoli ad avere salvato fino ad ora il Pd dall'implosione. A loro va il nostro ringraziamento, agli infaticabili e agli irriducibili, l'anima vera della grande base che ancora raccoglie consenso intorno a questa organizzazione continuando a metterci la prima e fondamentale cosa delle innumerevoli che contano in politica: la propria faccia umile e pulita.

2 – Pd: un nuovo approccio per Modena. I territori devono riappropriarsi della propria sovranità, utilizzando circoli e federazioni per la loro funzione: al servizio del territorio e non come cassaforte elettorale. Occorre ridiscutere le gerarchie e gli assetti che hanno lentamente ostacolato il canale di comunicazione tra base e gruppo dirigente. Anche a Modena serve un deciso cambio di passo: il Pd si sta trasformando in un partito sempre più frastagliato, lasciato colpevolmente ai piccoli valvassori e valvassini di corrente; un partito che negli ultimi anni ha letteralmente appaltato le decisioni chiave per i nostri territori; un partito che
parla mille lingue disorientando l’opinione pubblica che non è in grado di riconoscere chiarezza e coerenza nelle proposte politiche del nostro partito. Troppo spesso queste risultano essere intrise di retorica e moralismi: ci si scandalizza e si pontifica su grandi questioni di metodo quando poi, a mancare, è il contenuto, il merito delle proposte stesse. Nella nostra provincia la decisione di posticipare un "vero congresso" ha ulteriormente rallentato la riflessione sulla ricomposizione del tessuto del nostro partito. Il partito del 2013, e quello che verrà, non può non interrogarsi su quali forme di sperimentalismo democratico introdurre per far contare di più iscritti e cittadini. Senza inseguire i teorici della democrazia virtuale a tutti i costi ma senza mettere sotto il tappeto le esigenze di trasparenza e voglia di partecipazione presente nella società. Occorre procedere dal basso, portare la voce dei circoli nei gruppi dirigenti ai diversi livelli, fino a quello nazionale.

3 – Il Pd e il Governo di servizio. Questo governo non è il governo che volevamo. Non esiste alcun tipo di apparentamento possibile con questa destra a livello nazionale, figuriamoci a livello locale. Le "larghe intese" non esistono: esiste invece la coesistenza forzata, che è quella che dobbiamo subire per non essere riusciti a vincere le ultime elezioni politiche e che la catastrofe del Quirinale ha reso inevitabile. Le Cassandre che si affannano a spiegare perché si è perso, salvo poi continuare ad alimentare quei problemi che ci hanno portato alla sconfitta, in questo momento non sono utili a nessuno. Il Pd ha fatto una scelta di responsabilità verso il Paese appoggiando la nascita del Governo Letta per perseguire una precisa agenda non più rinviabili data la drammaticità della situazione economica, sociale e politica in cui verso il Paese: : riforma profonda della politica e delle istituzioni; revisione della legge elettorale; ma soprattutto e prima di tutto aggressione frontale al dramma della crisi economica e occupazionale senza affrontare il quale la natura stessa della nostra partecipazione al governo risulterebbe incomprensibile.

4 – Sii il cambiamento che vuoi vedere a Modena / Elezioni amministrative 2014. Nei prossimi mesi ci attende la fondamentale sfida delle elezioni amministrative e, occorre dirlo senza mezzi termini, un PD con i problemi sopra citati non è, oggi, in grado di fornire risposte serie e concrete ai bisogni dei cittadini. E’ per questo che abbiamo il dovere di ridare alla Politica il ruolo che per decenni ha avuto in queste terre in cui ha sempre avuto la sensibilità e la capacità di comprendere la realtà locale e si è presa la responsabilità di 'decidere' in maniera conseguente immaginando nuove prospettive di sviluppo. Bisogna dunque smettere di guardare ai personalismi e agli interessi “particolari” ma avere un unico grande obiettivo: il bene comune. L’ottimo risultato elettorale conseguito dal centrosinistra da Treviso a Catania, passando per Roma, ci conferma che quando il Pd è capace di mettere in campo le proprie risorse migliori e le proprie competenze e di abbinarle alla straordinaria passione e al grande lavoro dei propri militanti viene premiato in maniera evidente dai cittadini. Siamo convinti che non serva a nulla perdersi in ragionamenti di cambiamento partendo da slogan e da variabili fuori dalla nostra portata. Il cambiamento realizzabile intorno a noi comincia nel momento in cui noi cambiamo il nostro approccio. E cambiare approccio vuol dire smetterla di inseguire i personalismi dei singoli e portare ai congressi dei vari livelli le istanze del territorio, estremamente concrete e urgenti, lavorando sui programmi prima ancora che sui nomi. È su quelle istanze che la riflessione del partito deve concentrarsi per svolgere la sua vera missione: essere un soggetto politico al servizio della collettività e non dei suoidirigenti. Ripartendo da noi, provando a cambiare noi per primi, saremo costretti a provare a salvarci noi in primis. Ed onestamente di questi tempi ci sembra molto difficile proclamare di voler salvare il Paese senza prima esserci salvati da noi stessi.

Caterina Bagni
Grazia Baracchi
Samuele Calò
Yuri Costi
Alessandro De Nicola
Tommaso Fasano
Lorenzo Franciosi
Luca Gherardi
Nino Grimaldi
Giulio Guerzoni
Filippo Messori
Leonardo Pastore
Lorenzo Ravazzini
Enrico Maria Sighinolfi
Matteo Silvestri
Roberto Solomita
Teo Vetrugno
Marina Vignola

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