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Martedì, 23 Aprile 2024
Politica

Graduatorie per le case popolari, la Regione cancella il criterio di residenzialità storica

Proteste dal centrodestra per la delibera della Giunta Bonaccini: i comuni non potranno valorizzare il maggior tempo di residenza di chi fa domanda per gli alloggi Erp

"Il requisito di storicità della residenza o dell’attività lavorativa non deve essere ulteriormente valorizzato dai Comuni, i quali non potranno inserire la residenzialità storica anche all’interno dei criteri scelti e dettagliati nei propri regolamenti ai fini della determinazione di punteggi premiali nelle graduatorie ERP". E' quanto stabilisce una delibera della Giunta regionale dell'Emilia-Romagna datata 18 dicembre 2023, che si pone l'obiettivo di ridefinire i criteri e la gestione degli alloggi Erp, le case popolari o "alloggi di edilizia residenziale pubblica", come vengono tecnicamente definiti oggi.

La restrizione applicata ai Comuni prevede quindi di non poter attribuire un posto più alto in graduatoria a chi risiede o lavora da molto tempo sul territorio, indicando come punto di riferimento quanto contenuto nell'Atto Unico, una disposizione varata nel 2018 dalla Regione che prevede come criterio di accesso alle liste "residenza anagrafica o attività lavorativa stabile ed esclusiva o principale nell'ambito territoriale regionale da almeno 3 anni". Tuttavia, la delibera concede ai Comuni la possibilità fare ancora riferimento al criterio dell’“anzianità di permanenza in graduatoria ERP”.

Una decisione che non è piaciuta al centrodestra, i particolare ai consiglieri regionali leghisti Gabriele Delmonte e Maura Catellani, che tuonano: "La giunta Bonaccini esce allo scoperto e cancella definitivamente il criterio della residenzialità storica nell'assegnazione degli alloggi popolari. La strada scelta dalla maggioranza era già chiara da tempo: come Lega avevamo sollevato la questione negli scorsi mesi e, in ultimo, avevamo presentato un emendamento alla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza regionale (Defr) per chiedere di non abolire tale parametro. Ma i dem hanno deciso di bocciare la proposta adducendo scuse per poi mettere sotto all'albero un regalo amaro per gli emiliano-romagnoli". Nell'atto datato 18 dicembre, continuano i leghisti, "emerge finalmente con forza la netta volontà di non 'premiare' chi risiede sul territorio da più anni".

L'orientamento della Regione "è un enorme passo indietro nella garanzia dei diritti ai cittadini", attacca da parte sua anche il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, aggiungendo sul contesto della sua città: "La scelta della Regione toglie potere decisionale ai sindaci e, se applicata, finirà per danneggiare i tanti anziani e le famiglie fragili che della casa popolare hanno bisogno e che si vedranno, di nuovo, superare in graduatoria da chi magari è arrivato da poco in città e potrebbe ottenere altri aiuti. Oltretutto Ferrara non è l'unica in regione ad aver applicato questo criterio: anche Ravenna, Parma, Piacenza e altri Comuni amministrati dalla sinistra- ricorda Fabbri- hanno valorizzato la residenzialità attraverso i punteggi nelle graduatorie di accesso. La scelta della Regione è incomprensibile e iniqua". 

Case popolari, la regione ribatte: "Regole più uniformi su tutto il territorio dell’Emilia-Romagna"

Critiche anche da Fratelli d'Italia, con al parlamentare modenese Daniela Dondi che accusa: "La scelta della Regione Emilia Romagna e del suo Presidente (spero ancora per poco) Stefano Bonaccini è un enorme passo indietro nella garanzia dei diritti e dell’equità sociale ai cittadini emiliano romagnoli che da più tempo vivono, lavorano e pagano le tasse nelle proprie città. Se i nuovi criteri di assegnazione delle case verranno applicati, si finirà per danneggiare i tanti anziani e le famiglie fragili che della casa popolare hanno bisogno e che si vedranno, di nuovo, superare in graduatoria da chi magari è arrivato da poco in città e già accede a molti altri aiuti. Siamo contrari a questo nuovo provvedimento ideologico del Partito Democratico, che punta ad aiutare preminentemente i nuovi arrivi e non i cittadini nati e cresciuti in Italia. Criteri, i loro, che cancellano la nostra storia, la nostra identità, il nostro patriottismo, tagliando fuori gli italiani per mero egoismo pro immigrazione, forse utile solo ai loro fini elettorali".

La consigliera regionale di Forza Italia Valentina Castaldini aggiunge: "La giunta Bonaccini, nello stile solito per cui la narrazione è sempre lontana poi dalla realtà, si dimentica della sussidiarietà verticale e propone una modifica di legge che impedisce ai comuni di poter adattare la norma ai bisogni del proprio territorio. L’iter è ancora lungo, essendo la legge di competenza dell’Assemblea Legislativa dovrà essere votata e approvata dalla maggioranza dei consiglieri regionali, ma il segnale è chiaro. Credo che in questo periodo tutti i consiglieri, anche quelli di maggioranza, dovranno interrogarsi su questo tema che riguarda i sindaci, i cittadini e tutte le nostre comunità, per questo ho chiesto di convocare un’udienza conoscitiva in commissione nella quale invitare anche tutti i sindaci ed i gestori di edilizia popolare, nella quale la giunta regionale illustri la proposta e gli amministratori locali possano far sentire la propria voce".

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