Riparte il car sharing, perseverare è diabolico?

Dieci anni fa il fallimento del servizio comportò uno spreco di quasi due milioni di euro. Oggi rinasce un progetto eco (ed economicamente) più sostenibile, ma i dubbi sul gradimento da parte dei cittadini restano

Correva l'anno 2001 quando il Comune di Modena iscriveva nel proprio bilancio 10 miliardi di lire, frutto di un finanziamento come capofila del progetto italiano di car sharing. Acclamato come una rivoluzione nella mobilità, il progetto dell'auto condivisa si sarebbe be presto rivelato un flop milionario. Dieci anni dopo, infatti, tutto quello che restava del servizio – le sue 13 automobili e i suoi quasi 300 utenti modenesi – sarebbe stato smantellato e archiviato come un palese insuccesso. 

“Viste le difficoltà di bilancio del Comune di Modena abbiamo dovuto a malincuore interrompere l’attività. Ritengo tuttora sia un progetto interessante, ma avrebbe richiesto un rilancio e attualmente non possiamo permetterci un tale impegno finanziario”. Erano e parole dell'assessore Daniele Sitta nel maggio del 2010. Sittà spiegò che il fallimento non aveva comportato perdite per il bilancio geminiano, ma a perdita di denaro pubblico fu ugualmente evidente.

Oggi, corre l'anno 2017, il car sharing risorge dalle sue ceneri. Lo fa attraverso il servizio Share'ngo, che il Comune di Modena ha attivato dopo un bando di gara aggiudicato alla società milanese CS Group. Si riparte da venti auto elettriche, da condizioni più "smart" in linea con le mutate tecnologie digitali e con un occhio di riguardo per la sostenibilità. E non solo di quella ambientale.

Anche sotto il profilo economico, infatti, il nuovo car sharing assume numeri ben diversi dal precedente esperimento. I fondi arrivano dal programma europeo Climate-KIC e comportano un esborso di 50.000 euro da parte dell’Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile di Modena. La spesa "viva" dell'amministrazione si limita ai 9.000 euro impiegati per realizzare le colonnine di ricarica e i parcheggi per la vetture elettriche.

Numeri a parte, restano i dubbi di fondo sull'attrattività dell'auto condivisa. Tanti temi si intrecciano in quella che è l'idea di fondo del progetto, sintetizzata ieri in Municipio dall'amministratore delgato di CS Group, che ha parlato di "un’opportunità reale di cambiare le nostre città, rinunciando ad inquinarle e liberando lo spazio comune  dalla tirannia dei veicoli di proprietà". I modenesi hanno dimostrato che cambiare le abitudini legate all'uso dell'auto è tutt'altro che semplice, per usare un eufemismo. 

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Pur trattandosi di una città potenzialmente ideale, per dimensioni ed estensione, sospettiamo che il piccolo veicolo elettrico a 24 centesimi al minuto avrà non avrà vita facile. Esiste un pubblico che ne potrà fare un utilizzo efficace, ma si tratta pur sempre di un pubblico ridotto. L'augurio è ovviamente che questi timori vengano smentiti, ma l'esperienza insegna. O almeno dovrebbe.

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