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Le farmacie e il grande capitale: due pesi e due misure

Mentre i colleghi di partito a Modena cedono le farmacie pubbliche, il deputato Pd Baruffi esprime il suo dissenso in Aula a Roma sull’art. 32 del ddl Concorrenza, che apre al capitale privato nella gestione delle farmacie

Da tempo in Italia si discute sulla liberalizzazione del settore farmaceutico, con molte pressioni affinchè il capitale privato possa entrare liberamente nella proprietà delle farmacie. La prima svolta si è avuta con la costituzione delle cosiddette parafarmacie e dei corner all'interno dei supermercati, con la libera vendita di una fascia ridotta di medicinali, ma in Parlamento si discute da anni su una vera e propria liberalizzazione radical del settore. Anche nell'ultimo Ddl “Concorrenza” sono stati inserite norme (art. 32) che vorrebbero andare in questa direzione, permettendo a società di capitali di essere titolari dell'impresa.

Un tema molto caldo anche a Modena, dove il Comune ha appena portato a compimento la vendita delle proprie quote di Farmacie Comunali, perdendo così il controllo pubblico e consegnado la gestione ai privati, nello specifico a Coop Estense che si è aggiudicata l'asta acquisendo così la maggioranza delle quote che già deteneva in parte. Una scelta molto discussa, dettata dall'esigenza di fare cassa: una manovra “keynesiana”, come l'ha definita il Pd modenese con la svedita di patrimonio pubblico per far fronte alla penuria delle casse comunali.

Ben venga dunque per il Partito Democratico l'ingresso del capitale privato e dei grossi gruppi economici nella distribuzione dei farmaci. O forse no. Forse “aprire le licenze delle farmacie al mercato dei capitali e consentirne la concentrazione non significa affatto liberalizzare il settore della distribuzione farmaceutica. Significa al contrario favorire la concentrazione della proprietà in un mercato chiuso”. Sono infatti queste la parole del deputato democratico Davide Baruffi, pronunciate in aula alla Camera dove è in discussione il Ddl “Concorrenza”. Baruffi, che ha tuttavia dichiarato di seguire l'ordine di scuderia del gruppo Pd sul voto finale, pare dunque in una certa contradddizione con la linea modenese del suo partito.

Capitale sì o capitale no? Sarebbe opportuno preservare le farmacie dal controllo delle multinazionali e dei grandi gruppi commerciali, ma sarbbe anche opportuno quelle che si possiedono direttamente. Una contraddizione tutta interna al Pd che mette in luce, una volta di più, come i principi siano più malleabili di quanto si possa pensare e passino facilmente in secondo piano di fronte all'interesse o alla contingenza economica.

Più "in linea" con le scelte modenesi, in ogni caso, la norma voluta dal Governo nel ddl "Concorrenza", che metterebbe fine all'era della farmacia gestita dal singolo farmacista, aprendo ad un modello più diffuso in tutto negli altri paesi occidentali e addirittura con la possibilità di venere negozi "monomarca" gestiti da aziende farmaceutiche. Ma la battaglia parlamentare è appena agli inizi.

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