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StopTrivelle, a Modena il flash mob per il referendum del 17 aprile

Legambiente: “Mettere a rischio il sistema economico basato su turismo costiero e bellezze naturali sarebbe una decisione scellerata per l’Italia e per la nostra regione”

Un flash mob all’esterno della stazione di Modena, dove oggi è in sosta il Treno Verde, lo storico convoglio ambientalista di Legambiente e del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, per invitare i cittadini a partecipare al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni in mare e votare SI per abrogare la norma (introdotta con l’ultima legge di Stabilità) che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa di non avere più scadenze. La Legge di Stabilità 2016, infatti, pur vietando il rilascio di nuove autorizzazioni entro le 12 miglia dalla costa, rende “sine die” le licenze già rilasciate in quel perimetro di mare.

“Far esprimere gli italiani sulle scelte energetiche strategiche che deve compiere il nostro Paese, in ogni settore economico e sociale, è la vera posta in gioco di questo referendum – dichiara Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia Romagna -. Sarebbe stato necessario avere più tempo a disposizione per spiegare che tutto il petrolio presente sotto il mare italiano basterebbe al nostro Paese per sole 7 settimane, mentre già oggi produciamo più del 40% di energia da fonti rinnovabili. E che se si vuole mettere definitivamente al riparo i nostri mari dalle attività petrolifere occorre votare Sì, perché così le attività petrolifere in mare entro le 12 miglia andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza “naturale” fissata al momento del rilascio delle concessioni. Noi scommettiamo su tutti i cittadini che vorranno far sentire la loro voce e si mobiliteranno per il voto”.

In particolare, l’Emilia-Romagna ha ad oggi 47 concessioni attive per piattaforme e pozzi sottomarini per l’estrazione di gas ubicati entro le 12 miglia dalla costa, per un totale di 150 pozzi attivi. Pozzi che producono il 50% del gas estratto in mare sull’intero territorio nazionale, ma le cui riserve totali non basterebbero a coprire il fabbisogno nazionale di gas nemmeno per un anno. Un’attività, quella dell’estrazione entro le 12 miglia dalla costa, che oltre a non essere utile per l’indipendenza energetica del paese, mette a serio rischio l’intero sistema costiero. Per 7,5 milioni di euro di Royalties, pari allo 0,5 % del bilancio annuale della nostra Regione, si rischia di affossare il sistema economico basato sul turismo costiero, per non parlare del pericolo di danni ad ecosistemi fragili e unici come il Delta del Po. Tra i fenomeni più evidenti dei rischi ambientali derivanti dalle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi c’e proprio quello della subsidenza che colpisce tutta la fascia costiera emiliano-romagnola. Anche in questo caso gli ipotetici benefici sarebbero di molto inferiori, anche in termini economici, dei costi a carico della collettività per il risanamento ambientale.

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