Candidata Furci per SEL, due proposte per ridurre le liste d'attesa nella sanità

La candidata SEL Luciana Furci, medico al Policlinico di Modena, presenta due proposte per rimediare alle liste d'attesa della sanità, che sostiene scoraggino medici e infermieri, deteriorando anche il servizio con il cliente

Sappiamo tutti quale sia ad oggi la difficoltà dei cittadini e delle cittadine nel muoversi nel sistema sanitario locale. Per esperienza diretta abbiamo assistito in questi anni ad un allungamento delle liste d’attesa per le visite specialistiche e degli esami strumentali, nonché al sovraffollamento dei pronto soccorsi ospedalieri. Questi effetti sono dovuti sicuramente ad un aumento della domanda di cura dei cittadini, per via dell’aumento della speranza di vita, ma anche soprattutto a causa dei forti tagli che il sistema sanitario ha subito nel corso degli anni. Tagli di natura finanziaria e un attacco al servizio pubblico senza precedenti, uno dei cui simboli è il blocco del turnover, fenomeno che ha ridotto la presenza del personale sanitario (infermieri e medici) mettendo in difficoltà tutto il settore. Ho scelto di candidarmi alle elezioni regionali con SEL per difendere questo patrimonio che abbiamo, il servizio pubblico sanitario: penso infatti che esso sia un valore e una conquista e che vada conservata come tale e adeguata alla richiesta dei cittadini. Per fare questo non servono unicamente politiche di aumento della spesa pubblica, ma basterebbe primariamente mettere in campo una riorganizzazione generale del sistema. Ad esempio sarebbe utile aiutare nel loro lavoro i medici di base che per primi si trovano affrontare le esigenze dei pazienti e sono gli unici che possono educare il cittadino nella gestione della sua salute. Ad oggi non esistono strumenti operativi di comunicazione tra le strutture ospedaliere e la rete dei medici di base. Partendo dal presupposto che la collaborazione di quest’ultimi è imprescindibile, ritengo che sia utile istituire una rete di integrazione tra la medicina di base e servizi ospedalieri. Questo servizio si potrebbe costituire, senza aumento di spesa, utilizzando personale dedicato a dare risposte e informazioni al medico di base in modo tale che questo riesca a confrontarsi con lo specialista e possano decidere insieme il percorso più adeguato per il paziente. Ciò consentirebbe di ridurre l’utilizzo del pronto soccorso nei casi in cui questo non risulti utile per gli stessi cittadini, aumentando l’efficienza del servizio e riducendo il sovraffollamento. Inoltre tale meccanismo riuscirebbe a ridurre i tempi di attesa per le visite, in quanto le prestazioni sarebbero erogate con più appropriatezza evitando il proliferare di richieste inadeguate.

Su un altro versante la carenza del personale, dovuta al blocco del turnover, ha determinato negli ultimi anni un peggioramento del servizio anche all’interno degli ospedali. Per mantenere i livelli minimi di copertura dei turni si è fatto un massiccio ricorso a contratti precari e sono stati imposti ai medici carichi di lavoro difficilmente sostenibili. Questo comporta che il medico non possa svolgere la sua professione serenamente e produce demotivazione, che a lungo termine si riflette sulla cura dei pazienti; porta inoltre al verificarsi di un’assistenza meno efficace ed efficiente (ad esempio provoca un allungamento dei tempi di degenza e quindi dei costi); in conclusione qualora non si intervenga il modello sanitario attuale metterà a dura prova la sicurezza delle prestazioni ai cittadini. Per quanto riguarda poi la precarizzazione dei nuovi medici e dei nuovi infermieri questa incide soprattutto sulla loro formazione, non consentendo una loro crescita professionale ottimale, perché quando devi preoccuparti della scadenza del contratto non sapendo quale sarà il prossimo reparto al quale verrai assegnato, difficilmente hai la serenità e la continuità per migliorarti. Per porre rimedio a questo occorre poter assumere in pianta stabile chi è precario, superando il blocco del turnover e la politica dei tagli lineari che la sanità ha subito negli ultimi anni. Bisogna dire con chiarezza che avere la sicurezza di essere assistiti è sempre stato un punto di forza e un fattore di sviluppo sociale ed economico che ha consentito negli anni all’Europa, e quindi anche all’Italia, di avere uno strumento di crescita in più a propria disposizione. Non si può intervenire riducendo sempre più i servizi e lasciando sempre maggiore spazio ai privati: questa soluzione scarica solo i problemi sulla spalle dei cittadini, che si trovano a pagare di più privatamente (quando possono). Bisogna invece agire per riorganizzare con efficienza l’esistente, senza paura di ridurre le spese di natura clientelare che investono anche la nostra sanità. Investire pubblicamente in questo settore con un progetto politico serio che riduca gli sprechi e valorizzi le professionalità non rappresenta un costo, ma un elemento di supporto alla cittadinanza, oltre che un fattore di sviluppo dell’economia. Per questo occorre mantenere e rilanciare anche questa parte di welfare, per difendere le eccellenze che la nostra regione e il nostro paese sono stati capaci di esprimere e fare di questo un punto di forza per lo sviluppo futuro.  

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