Domenica, 19 Settembre 2021
Politica

Il Governo "congela" il Bando Periferie, a rischio la maxi riqualificazione da 18 milioni lungo la fascia ferroviaria

Anche Modena rimane scottata dall'imprevista decisione dell'esecutivo nel decreto Milleproroghe. Da sciogliere il rebus sui fondi, cruciali per il progetto del quartiere Sacca

In bilico i consistenti finanziamenti che dovevano confluire in città da parte del Governo, per una serie di grandi opere strategiche locali. Si tratta dei 18 milioni di euro che a Modena erano dati per sicuri dopo la firma delle convenzioni tra il precedenti Governi Renzi-Gentiloni e gli enti locali interessati relativi al cosiddetto “Bando periferie”, un piano per cofinanziare 120 opere per un totale di 2,1 miliardi di euro dello Stato che attivavano in totale 4 miliardi di investimenti in Italia, se si considerano i contributi di enti locali, fondazioni bancarie e privati.

Il viceministro Laura Castelli (M5S) si è difesa spiegando che nel Milleproroghe stesso si liberano fondi per circa un miliardo di euro su più anni, permettendo ai Comuni di utilizzare liberamente gli avanzi di bilancio degli anni precedenti, bloccati dai vincoli di stabilità, ma intanto lo Stato rimanda al 2020 dei fondi di sua competenza che sarebbero piovuti sul territorio, probabilmente in cerca di coperture finanziarie per mettere in atto alcuni costosi punti del “contratto di governo”. Il Governo ha replicato che finora sul Bando Periferie sono stati spezi “zero euro” e quindi non si bloccherebbe nulla, ma diversi sindaci hanno ricordato che nei bilanci ci sono risorse per centinaia di milioni di euro già impegnate.

Per ora l'Anci, col presidente Antonio Decaro, sindaco di Bari, è cauta e chiede chiarezza sul bando. Cautela anche a Modena, dove l'assessore Giulio Guerzoni a margine di una conferenza stampa si è detto preoccupato se la notizia dovesse essere confermata, annunciando che l'Amministrazione modenese sarebbe in prima fila nella lotta per ricevere quanto pattuito con il precedente esecutivo, ma soprattutto quanto già programmato per uno degli interventi urbanistici di maggiori impatto nell'immediato futuro della città.

Già, perchè l'importante cifra - che a Modena supera i 50 milioni considerando i cofinanziamenti - è destinata a realizzare gli importanti interventi infrastrutturali a nord della stazione ferroviaria, nel quartiere Sacca. Il primo passo è per altro già avviato e in fase di ultimazione, con il cantiere ormai prossimo alla conclusione su via Fanti (riassetto del parcheggio Porta Nord). A settembre, invece, è previsto l'avvio dei lavori per il Data Center e per una nuova palazzina di alloggi sociali.

Nel gennaio scorso era stato simbolicamente proprio l'ex premier Paolo Gentiloni a consegnare i cantieri alla città, con un sopralluogo insieme alle autorità locali. Ora tutto torna in gioco, con il rischio quantomeno di dover dilazionare nel tempo gli interventi già programmati e con qualche grattacapo non da poco per i contabili del Comune.

Nel pomeriggio anche il sindaco Gian Carlo Muzzarelli è intervenuto duramente: “A quanto pare, per finanziare le promesse elettorali si ritorna alla finanza creativa – sottolinea il primo cittadino – e si colpiscono i Comuni, non solo bloccando le grandi opere, ma anche le rigenerazioni urbane e gli investimenti sulle periferie, alla faccia del consumo zero di territorio e della lotta al degrado per la sicurezza urbana”.

E il sindaco continua: “Poiché noi siamo stati tra i primi e più bravi (sesti nella prima graduatoria nazionale di 24 città), Modena è toccata solo marginalmente, ma rischiamo anche noi di perdere una quota dei fondi per la riqualificazione della fascia ferroviaria nord della città dove i cantieri sono già stati avviati e altri sono pronti a partire in settembre e, in ogni caso, siamo di fronte a un atto contestabile sotto ogni profilo, di principio, politico e giuridico e, anche per evitare assurdi contenziosi e ritardi agli investimenti, ci auguriamo che il Governo e la Camera dei Deputati – conclude Muzzarelli - cancellino l’emendamento colpevolmente approvato al Senato con il voto della maggioranza gialloverde”.

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