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'ndrangheta, l'On. Bertolini all'attacco: “Mafia tentò di prendersi il partito”

L'Emilia possiede davvero i tanto decantati anticorpi? Secondo Isabella Bertoloni la risposta è negativa. Poi l'affondo sul passato tesseramento del PdL: “Indifferenza della città di fronte al chiaro tentativo di mettere le mani su un partito politico”

Isabella Bertolini ai tempi del PdL

Pur al di fuori della vita politica attiva, l'On. Isabella Bertolini non poteva esimersi dall'intervenire sui fatti di mafia che hanno scosso l'Emilia durante l'ultima settimana. Non solo per la gravità dei fatti in termini assoluti, ma anche per una motivazione personale, che vide proprio la battaglia contro le infiltrazioni mafiose all'interno dell'allora Popolo della Libertà di Modena l'ultimo atto dell'avventura politica della parlamentare modenese.

“Le centinaia di arresti di questi giorni legati all’inchiesta sulla presenza della 'ndrangheta in Emilia ci confermano quello che in parecchi dicevano da tempo. Il problema è capire perché per anni è stato alimentato il falso mito dell’isola felice. Una narrazione fraudolenta che non doveva essere in alcun modo velata dalla realtà. Chi aveva colto i segnali spia del fenomeno e aveva provato a mettere in guardia è stato spesso guardato con fastidio e trattato con sufficienza. 

“Ma ci sono davvero questi anticorpi?”, si domanda Isabella Bertolini riflettendo sull'ottimismo che da sempre circolava negli ambienti delle istituzioni e della politica locale. “A guardare la tipologia lavorativa degli arrestati e degli indagati pare proprio di no. Non si può neanche incolpare per comodità una sola categoria di persone come con molta superficialità si fa normalmente – spiega l'ex deputata liberale - Sono coinvolte delle persone native dei nostri territori che sono consulenti finanziari, imprenditori, giornalisti, politici, funzionari pubblici. Praticamente tutta la mitica società civile. Non è bel segnale ed è ancora più grave perché riguarda un territorio che ha incarnato per anni, oltre il mito dell’isola felice, anche quello di essere depositario di una supposta superiorità morale e diversità rispetto ad altre zone del Paese”.

Poi il richiamo a quei fatti di cronaca politica – e giudiziaria – della fine del 2011, quando il congresso del PdL di Modena vide lo scandalo delle tesseramento sistematico di persone ambigue e legate alla criminalità organizzata. “Allora riscontrai un’evidente anomalia – sintetizza l'On. Bertolini - dovuta ad una massiccia presenza di nuovi iscritti proveniente da un determinato territorio del meridione e interamente concentrata in una specifica zona della provincia di Modena. Proprio quella parte del nostro territorio dove si ritiene che sia maggiore la concentrazione di presenza di associazioni criminali. I sospetti erano fondati perché poi risultarono decine gli iscritti pregiudicati, con condanne e indagini in corso per associazione mafiosa. Ma il fatto grave della questione fu l’assoluta indifferenza della città di fronte ad un episodio dove si poteva riscontrare chiaramente il tentativo di mettere le mani su un partito politico”.

“Temo che sia questo il punto da cui bisogna ripartire. E’ necessario mettere al bando le comode autoassoluzioni udite nel corso degli anni e mettere in pratica un lungo percorso culturale, affinché si possa davvero comprendere il grado di pericolosità insita in questa situazione. E’ in ballo la qualità e la sostanzialità della democrazia e del nostro modo di vivere. Senza un vero e proprio Risorgimento vivremo schiavi come in una sorta di ‘dhimmitudine’ all’interno di una democrazia ridotta solo da una mera formalità, ma non saremo più noi i padroni del nostro destino – conclide Isabella Bertolini - Sarebbe questa la sconfitta più grande di tutte”.

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