Iscrizione dei richiedenti asilo all'anagrafe, a Modena sono già 90

Il Comune aveva disapplicato la norma voluta dal Ministro Salvini e poi bocciata dalla Corte Costituzionale. Sindaco Muzzarelli: “La sentenza conferma: norma iniqua e contraria a esigenza di controllo”

Sono 90 i richiedenti protezione internazionale che, avendone tutti i requisiti hanno chiesto e ottenuto di essere iscritti ai registri anagrafici del Comune di Modena, dopo il provvedimento adottato dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli già lo scorso 3 dicembre.

“Un provvedimento frutto di un percorso fatto innanzitutto per una questione di rispetto della dignità delle persone, ma anche per ragioni di controllo e sicurezza”, afferma oggi il sindaco Gian Carlo Muzzarelli all’indomani della sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato la norma contenuta nel Decreto Sicurezza dell’allora ministro Salvini, che vietava appunto l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo.

“Quella norma era un enorme assurdità da tutti i punti di vista – continua Muzzarelli - che senso avrebbe avuto relegare le persone a una sorta di non luogo giuridico di cui avrebbero potuto trarre vantaggio solo la criminalità e il lavoro nero? Per questo ci siamo mossi all’interno di un impianto di principi e valori, ma anche attenti ai provvedimenti giudiziali che via via venivano adottati da diversi Tribunali, tra cui quello di Bologna, che accoglievano i ricorsi presentati dai richiedenti asilo ordinando ai Comuni l’iscrizione anagrafica”. 

Già in occasione del Festival dell’Immigrazione promosso tra gli altri dalla Fondazione Migrantes della Cei, un’occasione importante di conoscenza e riflessione per le istituzioni e le associazioni modenesi, il sindaco annunciò il provvedimento che consentiva l’iscrizione anagrafica e che entrò in vigore dopo pochi giorni  non appena ci furono le condizioni per garantire un diritto, nel rispetto della legge.  

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“Oggi la Corte Costituzionale dà ragione a quell’impianto – ribadisce il sindaco – stabilendo, non solo che quella norma salviniana doppiamente folle è in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione perché viola un diritto fondamentale delle persone, ma che, non agevolando il perseguimento del controllo del territorio, è addirittura in contrasto con quell’esigenza di sicurezza e controllo che proclamava, solo a parole non certo nei fatti, di voler perseguire”.

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