Istruttoria, Favarin (Sel): "Distinguere la riqualificazione del Parco Ferrari dalla necessità di una nuova piscina"

Il coordinatore del circolo cittadino del partito di Nichi Vendola interviene dopo la due giorni di istruttoria pubblica sul parco Ferrari

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ModenaToday

L’istruttoria pubblica sul Parco Ferrari ha avuto il grande merito di riportare l’attenzione della città dalla controversa questione piscina sì - piscina no alle funzioni complessive da destinare a quest’importante area verde. Gli elementi di contesto presenti in larga parte degli interventi e dei progetti presentati riguardano la centralità urbana del parco, il suo essere portatore di un’identità civica, riconosciuta e visibile, la necessità di declinare le proposte ragionando sul complesso delle funzioni urbane (rapporto con il centro storico, concentrazione o diffusione territoriale di impianti e servizi, uso degli spazi collettivi, verde pubblico e compensazione ambientale).

Tutto questo senza sottrarsi ad un ragionamento oggi fondamentale per la sostenibilità della finanza pubblica: il suo rapporto con la finanza di progetto e con la finanza sociale, i criteri, le regole e la trasparenza che devono governare questo rapporto. L’istruttoria pubblica consegna alle forze politiche e agli organi di governo una responsabilità precisa: farsi carico della forza e della capacità d’analisi e proposta che le associazioni, i gruppi, i comitati hanno saputo dimostrare e trarne tutte le potenzialità positive per l’azione di governo.
 
Sinistra Ecologia Libertà ritiene utile, alla luce del costruttivo dibattito di queste serate, tenere distinti i due piani: da un lato la qualificazione e il completamento del Parco Ferrari, dall’altro la necessità di un nuovo impianto natatorio e la sua collocazione (coerente con le esigenze della città), analizzandoli ciascuno nei propri caratteri specifici e distintivi. Le due pianificazioni dovrebbero fare uso di strumenti d’analisi progettuale e di fattibilità differenti.
 
Sulla necessità di un nuovo impianto natatorio sarebbe molto utile verificare e approfondire i dati di fruizione, la tipologia e la stagionalità della domanda (un conto è pensare una piscina estiva, altro conto pensare una piscina destinata ad attività educative e riabilitative), la sua opportuna collocazione urbana e il conseguente impatto ambientale e logistico. Sarebbe interessante esaminare la sostenibilità del progetto di finanza sia in rapporto alle attuali gestioni delle piscine Dogali e Pergolesi, sia comparando i dati con altre realtà simili per bacini di utenza e valutare infine la tipologia edilizia più consona e a basso impatto possibile.
 
Moltissimi di questi elementi sono stati proposti, alcuni anche approfonditi molto bene, nel corso dell’istruttoria pubblica e nelle relazioni inviate e possono quindi essere messi a disposizione, valutati e studiati con focus specifici.
 
Sulla riqualificazione del Parco il filo rosso che unisce i diversi progetti presentati è che un parco è uno spazio pubblico: un bene comune, un polmone verde fruibile dalla collettività, che compensi l’aria inquinata, che garantisca la biodiversità e permetta attività di educazione ambientale, che offra spazi aperti per uno svago individuale e collettivo legato al piacere dello stare insieme e ad un tranquillo benessere fisico e mentale, che sia luogo di creatività e di iniziative culturali, che sia spazio per l’aggregazione giovanile.
 
Un bene raro e prezioso della nostra società. Un concetto civico prima ancora che un progetto di riqualificazione. Un progetto comune che può, con coerenza, legare la sua sostenibilità economica anche alla finanza sociale e alla responsabilità collettiva. Un progetto che ha la necessità di essere costruito con la partecipazione attiva dei cittadini senza preclusioni di punti di partenza o risultati da ottenere. 
 
Sel chiede, quindi, che si proceda con l’avvio di due distinti processi partecipativi secondo le modalità previste dalla legge regionale 3/2010, che potrebbero essere svolti e conclusi nell’arco di sei mesi. Affrontare in questo modo il proseguimento dei lavori dell’istruttoria consentirebbe di far cessare la contrapposizione tra i fautori del verde e i fautori dello sport: si potrebbe arrivare a soluzione condivise e ad una responsabilità collettiva rispetto alle decisioni che dovranno essere assunte dal Consiglio e dalla Giunta. Potrebbe essere questo il modo per far “vincere la città” secondo gli auspici del Sindaco e, perché no?, farne un modello di partecipazione anche per molte altre situazioni. La partecipazione attiva e democratica dei cittadini alle scelte di governo della città resta per noi il valore da cui non si può prescindere.
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