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Caso Seferovic, la Lega Nord ancora all'attacco del Pd e della Kyenge

Dopo l'arresto di Senad Seferovic si riapre la polemica politica. Il Carroccio non risparmia la deputata Cécile Kyenge e i progetti di cittadinanza ai figli degli immigrati

Non si è dovuto attendere molto per conoscere la posizione della Lega Nord modenese dopo l'arresto di Senad Seferovic, la cui vicenda personale e giudiziaria è ormai tristemente nota a tutti. Lo scorso anno, quando era divampata la polemica sulla sorte dei due fratelli apolidi, persino il leader leghista Roberto Maroni era sceso in campo. Oggi, la parola è passata al segretario cittadino del Carroccio, Stefano Bellei, che ha colto l'occasione per lanciare una stoccata la Pd e in particolare alla neo deputata Cécile Kyenge.

“La Kyenge – che all'epoca dei fatti fu tra le più accese sostenitrici della libertà per i fratelli Seferovic - pur essendo un medico, spesso nella sua veste di politico dimentica uno dei principi fondamentali della medicina, vale a dire che prevenire è meglio che curare”, dichiara Bellei in una nota. “Dal momento che la società, come insegnano gli studiosi di scienze sociali, è a tutti gli effetti un corpo che può ammalarsi, necessita di prevenzione. Una delle malattie nella quale può cadere è la criminalità, che quando si manifesta va combattuta con la repressione. Ma il buon governante, come il buon medico, deve agire per prevenire la malattia. E uno dei modi per fare prevenzione è quello di controllare bene a chi si permette di mettere piede sul suolo nazionale e a chi si concede la cittadinanza. Invece la Kyenge sostiene che prima si aprono le frontiere e si da la cittadinanza, poi se qualcuno delinque andrà in galera. In altre parole il motto della Kyenge è: “meglio curare (quando ci si riesce) che prevenire”.

Il secondo affondo della Lega Nord va dritto ai programmi elettorali (e di governo?) del Partito Democratico, che prevedono tra i primi punti la concessione della cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia. “Il PD – prosegue Bellei – ha utilizzato la vicenda dei due fratelli per fare propaganda al principio della concessione indiscriminata della cittadinanza. Il risultato elettorale lo conosciamo tutti. La sinistra ha di fatto perso una competizione già vinta, e non è escluso che parte della responsabilità sia da attribuirsi proprio a questo punto programmatico, che non deve essere andato giù nemmeno a una consistente fetta dell’elettorato di riferimento”.

Sulla delicata questione i rappresentanti leghisti concludono con una serie di inteerogati: “Stando così le cose, sulla questione della cittadinanza, non sarebbe il caso di passare la parola ai cittadini? Perché non fare un bel referendum consultivo per capire cosa pensano effettivamente gli italiani? E una volta tanto attenersi poi alla loro volontà?”

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