Domenica, 17 Ottobre 2021
Politica Corso Camillo Benso Conte di Cavour

Ex cinema Cavour occupato, il centro sociale scrive al vescovo ma non arrestra

Lettera della "comunità dell'ex cinema Olympia" indirizzata all'arcidiocesi. Gli occupanti disponibili al dialogo a patto che l'Amministrazione Muzzarelli si sieda al tavolo

Ad ormai quattro mesi di distanza dall'occupazione, effettuata nel tardo pomeriggio del 3 dicembre scorso, l'ex Cinema Cavour resta una questione irrisolta in città. Gli spazi in disuso di via Cavour vengono utilizzati saltuariamente dagli occupanti, specialmente in occasione di serate in cui si tengono assemblee e spettacoli, mentre dall'Arcidiocesi e dalla fondazione Auxilium arrivano richieste di dare esecuzione allo sgombero. Nonostante le richieste indirizzate alla Procura, al momento nulla si è mosso, aldilà del costante presidio "discreto" da parte degli agenti della Digos che monitorano le attività del centro sociale.

A differenza di quanto accaduto al cinema Olympia di via Malmusi, sgomberato dopo tre settimane, la situazione è quindi in stallo. Non è ovviamente dato sapere quali sono i motivi che stanno spingendo le autorità a non dare seguito alla richiesta di sgombero inoltrata dai proprietari, che seguono dinamiche di cui non vi è mai evidenza pubblica e che si intrecciano con esigenze e strategie "politiche".

Nel frattempo gli occupanti, anche a seguito degli articoli apparsi sulla stampa cartacea cittadina, hanno scritto una lunga lettera aperta, indirizzata all'arcivescovo Castellucci per mettere in chiaro le proprie ambizioni. La "comunità dell'exCinema Olympia", come si autodefiniscono, ripercorre nella missiva il percorso delle occupazioni messe in atto dai centri sociali negli ultimi anni e spiega: "Ciò che abbiamo mostrato apertamente è l'indicazione reale che se vi è una volontà esiste la concreta possibilità che spazi abbandonati, lasciati alle macerie, deturpati e allo stato di abbandono, possano essere riqualificati dalle e per le persone di una città piuttosto che dagli esclusivi interessi di qualche operazione dal carattere speculativo".

"Nessuno qui ha mai chiesto finanziamenti al Comune, anzi, le uniche parole pronunciate sono state quelle spese per la richiesta di un dialogo, di un ascolto prima ancora di un confronto mentre la risposta che abbiamo ottenuto è sempre stata la stessa, cioè il soffocamento di ogni critica quasi come che, anche noi e le istanze che portiamo avanti, fossimo suolo vergine da cementificate. [...] Con le nostre azioni, prima ancora che con le nostre parole, stiamo portando avanti non solo una riflessione ma anche un’attuazione pragmatica e quotidiana di ciò che una città dovrebbe essere: inclusiva, aperta, meticcia. Lo stiamo facendo come comunità, anch’essa inclusiva, aperta e meticcia, nata all’interno dell’ex cinema Olympia e cresciuta in seguito all’occupazione dell'ex cinema Cavour".

Gli occupanti ribadiscono quindi quanto già emerso a dicembre: "Siamo disponibili ad un incontro ma la nostra posizione rimane ferma e decisa su un punto fondamentale: la condizione necessaria affinché tale confronto possa avvenire e possa risultare funzionale ed utile è che l’interlocutore principale, ovvero l’Amministrazione Comunale, sia presente al tavolo, Amministrazione Comunale che ascolti le voci della e dalla città. Questa disponibilità, ad oggi come in passato, non è ancora stata palesata. Gentile signor Vescovo Don Erio Castellucci, da quanto appreso dalle Sue dichiarazioni, abbiamo avuto modo di constatare come tale interlocuzione sia in fase di stallo anche con Voi". 

Quali sono dunque le reali intenzioni dei giovani (e non) che portano avanti l'occupazione e le attività serali? Lo spiega chiaramente un passaggio della lettera: "Il punto, in questo nostro percorso, non è come, quando e a chi riconsegnare le chiavi del Cinema Cavour ma con chi, come e quando intavolare un dibattito che, come detto da più persone e più volte, sia organico, serio e sistematico. Che sia anch’esso inclusivo e che tenga in considerazione i comitati cittadini, le famiglie, i lavoratori, gli studenti, le numerose realtà presenti in un contesto cittadino complesso e meticcio, come quello modenese. Ribadiamo la nostra disponibilità ad incontrarLa per riflettere e confrontarci su quanto sta accadendo".

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