Filosofi e politica, dalle piazze del Festival una "critica della ragion salviniana"

Il tema della persona scelto per il 2019 alimenta in modo costante il pensiero su temi legati a diritti e dignità. Dagli studiosi in piazza più di un attacco alle idee politiche del "sovranismo"

Già da questa mattina si sono pian piano riempite le piazze di Modena, Carpi e Sassuolo che animano il Festival Filosofia 2019. Un'edizione incentrata sul tema della "persona", che inevitabilmente porta con sè più che in altri anni una forte connotazione politica Connotazione che il festival ha sempre avuto - legittimamente schierata con la parte politica che governa il territorio e che ha dato vita alla manifestazione – e che affianca a dissertazioni accademiche riflessioni sulla attualità del pensiero delle forze partitiche.

Così, gli ospiti della kermesse che si sono avvicendati in sala stampa prima di salire sui rispettivi palchi hanno focalizzato la loro attenzione anche e soprattutto sul "sovranismo" di estrazione salviniana, trattando i temi della democrazia e della dignità della persona. La figura di Matteo Salvini e i suoi slogan sono entrati in moltissime lezioni magistrali, quasi a configurare un secondo tema per l'edizione 2019.

Lo ha fatto in prima battuta Carlo Galli, ordinario all'Università di Bologna ed ex deputato (Pd e Sinistra Italiana), anticipando alcuni aspetti della lezione su "Persone collettive. "È tipico dell'Occidente chiedere al potere di avere un volto umano, ma c'è anche un volto minaccioso e violento" ed è in questa oscillazione che incidono positivamente "le forme costituzionali". Non bisogna dimenticare che "la persona singola è in continuo rapporto con il potere". Lo stesso 'sovranismo' di cui si parla sempre più spesso non a caso "esprime i suoi rappresentanti e ha bisogno comunque di tornare alla forma della persona, di ricorrere a leader che si comportano come vere e proprie maschere di poteri opachi. Forse perchè senza averle, non ce la facciamo ad obbedire?".

"Allo stesso tempo anche l'individuo ha un volto pubblico e privato. Come cittadini siamo maschere e abbiamo bisogno che il potere si occupi di noi", andando oltre la sola dimensione dei diritti, siamo "personalità che devono fiorire: esattamente come recita quell'articolo 3 della nostra Costituzione che nasce per impedire che ognuno vada per la sua strada e magari cerchi nel conflitto la propria affermazione. Una politica saggia – conclude  Galli – sa neutralizzare questo tipo di rischio".

A Carpi c'è invece Massimo Recalcati, che racconta di come abbia scelto la figura di Caino per questa edizione del Festival della filosofia. Il tema scomodo e di grande attualità, nella spirale "securitaria" in cui viviamo, del tutto contrapposta all'accoglienza, è infatti, secondo Recalcati, quello della "fratellanza e della violenza". Parlare di Caino vuol dire parlare anche di Eva: della "sua fallimentare funzione materna, che è all'origine della violenza di Caino". Un figlio con il quale la madre stabilisce un rapporto squilibrato, "come fosse il suo uomo" mentre invece "la maternità è donazione assoluta: piuttosto ti perdo, ma che tu sia vivo". Ed è da questo squilibrio che nasce, secondo l'ermeneutica del logos biblico, il vissuto dell'"intrusione del fratello Abele, che fa a pezzi il sentirsi unico di Caino. La violenza in psicoanalisi- ricorda lo psicoanalista- nasce sempre dal narcisismo ed è una violenza che può portare anche al suicidio". Massimo Recalcati dal logos biblico trae spunto per guardare in faccia la cronaca dei nostri tempi: "Dal muro di Trump contro i messicani, dove la violenza porta a far coincidere lo straniero con la minaccia", fino a casa nostra e ai "suicidi politici narcistici dei 'pieni poteri' che abbiamo visto".

Un'altra citazione salviniana finisce invece nelle riflessioni di Roberta De Monticelli, professoressa di Filosofia della persona all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, di scena nella piazza di Sassuolo. "Che cos'è la democrazia?", si chiede l'accademica. "Se non è degenerata, se ancora conserva qualcosa della sua dimensione ideale, la democrazia in fondo è il mezzo per consentire a qualcuno di accedere alla sua propria dignità, esercitando la sua libertà di 'trasformatore di circostanzè, di iniziatore". E se "la democrazia è o dovrebbe essere, diremmo oggi, l'aspetto politico di una civiltà umanistica", allora "la sua degenerazione è esattamente quello che si esprime con la frase 'prima gli italiani', in cui rinneghiamo l'universalità della dignità e dei diritti". Ci si arriva quando si perde di vista il vero valore dell'unicità o quando si sgretola la 'fragile' essenza individuale, che non a caso "è proprio la parola chiave di questa edizione del festival". 

Narrando del filosofo alsaziano Herbert Spiegelberg e parla di "un'etica complessiva", e non dunque individualistica, ma più che altro della "idea che noi siamo essenzialmente in ciò che abbiamo di più nostro e di più intimo: siamo con-sorti di qualunque altro individuo, perchè è proprio l'accidente della nascita che abbiamo o non abbiamo fatto nostro, se abbiamo avuto la possibilità di fare qualcosa". Insomma, traduce De Monticelli, non è altro che l'etica alla base della globalizzazione: "Prefiguro una democrazia come totalmente ignara di sovranità nazionale perchè appunto si vive in una dimensione sovranazionale, di riconoscimento cosmopolitico dei diritti dell'individuo". Individuo nella sua accezione più complessa di persona, e non "prima" di qualcun altro.

Olivier Roy, uno dei maggiori islamisti della scena contemporanea parla invece della sua lezione deull'Identità europea, interrogandosi sulla reale portata dei valori crisitani che spesso la politica di destra cita nel discorso europeo. "Le persone che hanno piu' di 50 anni hanno un legame diretto e una conoscenza della religione. Le successive generazioni non hanno alcuna cultura cattolica" ed e' questo il motivo per cui l'"uso deteriore e strumentale della fede funziona. Basta pensare che la Lega Nord, per venire al caso Salvini e alle sue recenti esternazioni sul rosario, si rifaceva all'Europa pre-cristiana dei celti". Il volto dell'Europa che ci restituisce la storia èer Roy è del tutto diverso. "Diritti civili, sessuali, femminismo e conquista di diritti negati alle donne: sono questi gli aspetti che contraddistinguono l'Europa liberale, eppure persiste questa tentazione di accentuare una presunta identità cristiana. L'esito paradossale di questa operazione- spiega Roy- è che si nega la vera caratterizzazione europea che e' quella della secolarizzazione. Non a caso per moltissimi giovani che arrivano in Europa, pensiamo alle ragazze che vengono da mondi fortemente patriarcali, subentra un disorientamento di fronte alla maggiore libertà che si vive qui".

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(fonte DIRE)

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