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Sorpresa nelle liste Pd, il collegio uninominale di Modena va a Beatrice Lorenzin

Il Ministro della Salute, in corsa con una sua lista alleata dei dem, ottiene il seggio sicureo modenese per la Camera. Liste varate in piena notte dopo un complesso lavoro, non senza proteste e spaccature

A guidare il collegio uninominale del centrosinistra a Modena - alla Camera dei Deputati - sarà un ex esponente di Forza Italia. Sono le bizzarrie delle alleanze, dei rimescolamenti politici e di una complicata legge elettorale che costringe i partiti e le coalizioni a funambolici piazzamenti strategici dei propri candidati. E' infatti Beatrice Lorenzin il nome scelto per il collegio modenese dal Pd, dopo giorni di studio e compromessi, fino ad arrivare ad una Direzione Nazionale conclusasi nel cuore della notte con l'approvazione delle candidature.

Il seggio "sicuro" di Modena va quindi all'attuale Ministro della Salute - approdata al governo Letta-Renzi-Gentiloni dopo l'addio a Berlusconi e l'esperienza con il centrodestra di Alfano - che ha costituito una piccola coalizione di liste di orientamento centrista-popolare e stretto un'alleanza con il Pd, ottenendo la garanzia di una rielezione. Di frontre alle difficoltà dei democratici di trovare un'intesa sulle candidature, ieri la stessa Lorenzin aveva preso una certa distanza, dichiarando: "Rispetto al nostro correre in modo dignitoso, valuteremo se rimanere dentro l'alleanza. Se la nostra presenza significa creare problemi, ci sono tanti modi per esprimere le proprie idee". I problemi in seno alla Direzione Pd ci sono effettivamente stati, ma la candidatura del ministro è arrivata.

Il Pd esce infatti spaccato da questa maratona, con le minoranze di Orlando, Emiliano e Cuperlo che non hanno votato le candidature proposte dal segretario Matteo Renzi. Il leader del Pd ha ammesso che è stato un lavoro complicato, ma fin dall'inizio aveva avvertito che sulle liste il consenso non sarebbe stato totale. "E' stata una delle esperienze peggiori, una delle esperienze piu' devastanti dal punto di vista personale. Abbiamo ricevuto dei no, alcuni mi hanno fatto male: persone con cui abbiamo fatto anche un pezzo di strada insieme", ha spiegato alla direzione.

La frattura politica è stata netta. Le minoranze per tutta la giornata rivendicano il rispetto delle quote congressuali. Alle primarie la maggioranza di Renzi-Orfini e Martina aveva raggiunto il 69,2% dei consensi. La componente di Andrea Orlando il 20%, quella di Emiliano il 10%. Dei circa 200 posti considerati sicuri, una percentuale ben oltre l'80 per cento andrà invece all'area di maggioranza. "Sarebbe stato giusto consentire a tutta la direzione e non solo la maggioranza di avere almeno un'ora per potere valutare l'insieme delle candidature. Non siamo stati neanche in grado di sapere qual è la distribuzione dei candidati", ha detto il ministro della giustizia Andrea Orlando lasciando il Nazareno.

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