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Mancano infermieri nelle Cra, il Comune chiede un potenziamento per gli Oss

Per far fronte alla carenza di personale infermieristico, servono nuove e condivise soluzioni. La proposta di sindaco Muzzarelli e presidente Brambilla alla Regione

La carenza di personale infermieristico nelle Cra, le Case di residenza per anziani, rappresenta un problema strutturale, ripetutamente evidenziato dagli enti gestori, legato soprattutto alle modalità del sistema formativo. Va aggredito con un’azione che coinvolga tutti i soggetti interessati - istituzioni, gestori, rappresentanze sindacali e ordini professionali – in un’ottica di corresponsabilità. Serve un cambiamento culturale per ripensare agli interventi a supporto nelle situazioni assistenziali complesse e una riflessione sulle mansioni di supporto all’attività infermieristica.

È quanto hanno fatto presente già nei mesi scorsi il sindaco Gian Carlo Muzzarelli e il direttore generale dell’Ausl di Modena Antonio Brambilla scrivendo al presidente della Regione Stefano Bonaccini e all’assessore alle Politiche per la Salute Raffaele Donini.

Nel corso del tempo, poi, la situazione dell’insufficiente dotazione di personale infermieristico segnalata dai gestori delle strutture è stata più volte affrontata in seno alla Ctss, la Conferenza Territoriale Socio Sanitaria, mentre dalle verifiche effettuate, il numero di Oss risulta conforme a quanto previsto dai criteri per l’accreditamento. La Conferenza Territoriale Socio Sanitaria ha anche individuato e realizzato diversi interventi per rispondere alla carenza di personale infermieristico: dalla formazione tramite graduatoria Ausl di un elenco di operatori disponibili ad essere contattati da enti gestori del sociosanitario accreditato all’assegnazione temporanea di personale Ausl, dal reclutamento di infermieri tramite agenzie interinali all’attivazione del servizio domiciliare infermieristico per accessi programmati nelle strutture. Ma, a fronte del mutamento delle condizioni della popolazione anziana residente nelle Cra e quindi dei bisogni a cui occorre dare risposta, si è trattato di interventi certo non risolutivi.

Nella lettera alla Regione si sottolineava appunto la necessità di “ripensare ai modelli assistenziali professionali e organizzativi relativi alle strutture residenziali partendo da mappatura dei ruoli interessati; focus sui possibili sviluppi dei modelli assistenziali prevedendo un potenziamento dell’Oss e della sua attività di supporto assistenziale all’interno della pianificazione infermieristica; analisi, infine, e rivisitazione degli aspetti d’integrazione dei processi e dei percorsi tra gli infermieri delle strutture residenziali, gli infermieri di comunità, l’assistenza domiciliare e palliativa con l’obiettivo di estendere l’assistenza dell’Ausl sulle 24 ore.
Da qui anche la sollecitazione, che ora viene rinnovata, a implementare l’assistenza  qualificando maggiormente le mansioni del Oss attraverso anche percorsi di formazione sul campo e in aula che consentano di potenziare le competenze già tracciate dall'accordo Stato Regioni.

Nell'ultimo mese, infatti, è stato istituito un gruppo di lavoro in seno all'Azienda Usl, che ha visto la partecipazione delle responsabili infermieristiche delle aree fragili, finalizzato a ridefinire le attività in capo delle Oss all'interno del loro mansionario per arrivare a un documento di supporto ai gestori nell’individuare in modo uniforme piani di lavoro coerenti con i profili professionali (Oss e infermieri).

Inoltre, su mandato della Ctss, è stato costituito anche un gruppo di lavoro provinciale che vede la partecipazione di alcuni soggetti gestori pubblici e privati a fianco a Comuni e Ausl per promuovere buone pratiche e modalità operative applicabili su tutto il territorio provinciale. Il gruppo si affianca alle azioni messe già in campo dalla task force distrettuale istituita dopo lo scoppio della pandemia.

“Lavorare esclusivamente sul percorso di formazione abilitante alla professione infermieristica richiederebbe, infatti, tempi lunghi e non rispondenti alle attuali necessità - precisa l’assessora alle Politiche sociali Roberta Pinelli – occorre invece pensare a soluzioni efficaci nel breve termine. Soluzioni che per essere realizzabili devono basarsi sulla volontà condivisa di tutti gli attori in campo”, conclude l’assessora annunciando nel merito di voler estendere ulteriormente il confronto a tutti i soggetti coinvolti.

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