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Renzi nella Bassa lancia Bonaccini: “Usciremo dalla crisi come ci avete insegnato voi”

Il premier a Medolla per l'apertura della campagna elettorale regionale di Stefano Bonaccini. Molte promesse per la legge di stabilità: riduzione costo del lavoro, tassa comunale unica e abolizione del patto di stabilità. E subito la Cispadana. Contestazione di una delegazione Fiom e poi il confronto

Parte nella cornice dell'azienda Menù di Medolla la campagna elettorale di Stefano Bonaccini, candidato – quasi superfluo definirlo più che favorito - alla presidenza della regione per il centrosinistra. Il segretario regionale del Partito Democratico ha ricevuto l'onore della presenza dello stesso premier Matteo Renzi, che è intervenuto sul palco allestito all'interno della fabbrica di patron Barbieri, simbolo della rinascita produttiva post-sisma.

Proprio Rodolfo Barbieri ha fatto gli onori di casa esordendo con un ironico: “Sono vecchio ma non ancora da rottamare” e ringraziando il premier per l'implicito riconoscimento che ha voluto dare al lavoro e alla rinascita della Menù. É stata poi la volta del sindaco di Medolla Filippo Molinari, il quale ha richiamato le urgenze in materia legislativa – dalla proroga dello stato di emergenza alla necessità di una legge quadro sulle calamità – per garantire ulteriore ossigeno alla Bassa modenese. Presenti in sala tutti gli amministratori locali PD e i vertici regionali del partito, che hanno tributato una standing ovation all'ex Governatore Vasco Errani, più volte chiamato in causa dai relatori, e convocato a Roma per “futuri incarichi” dallo stesso premier.

L'intervento di Bonaccini ha poi delineato i punti chiave della campagna elettorale e della mission della futura Giunta regionale "Il lavoro deve essere la nostra ossessione. Pensiamo ai 112mila giovani in questa regione che non lavorano ne' studiano, ce l'avessero detto anni fa avremmo pensato ad una barzelletta. Se sarò eletto presidente, ogni sera andando a letto dovremo chiederci quanti posti lavoro abbiamo creato". Poi, preannunciando una prima riunione di Giunta nelle zone del sisma, Bonaccini ha declinato i temi del consumo di suolo a saldo zero, dello snellimento della burocrazia e dell'accelerazione per la realizzazione dell'autostrada Cispadana.

Argomenti in qualche modo ripresi anche dal Presidente del Consiglio nel suo intervento durato circa un quarto d'ora ed aperto rivolgendosi all'emilia martoriata dalle calamità: "Se quello che è avvenuto qui fosse accaduto in altre zone non avremo rivisto ricrescere una comunità così forte, siamo orgogliosi di voi, del vostro coraggio", ha dichiarato Renzi richiamando i valori di comunità saputi esprimere dalla Bassa. Poi il discorso ha toccato importanti temi economici e si è riempito di proclami (fin troppo) entusiastici sulla prossima legge di stabilità.

"Ci sarà una misura sulla riduzione del costo del lavoro per le imprese. Per i lavoratori ci sono già stati gli 80 euro. In queste ore stiamo valutando la compatibilità, perchè noi abbiamo detto che non vogliamo aumentare le tasse, e' una cosa bella e inedita questa". Tra gli annunci anche l'introduzione di una tassa unica comunale e la riduzione (del 75%) del patto di stabilità che opprime gli enti locali.

Un discorso che ha infervorato i simpatizzanti e i colleghi di partito – circa 400 presenti – ma che non avrebbe di certo impressionato i contestatori. Già, perchè ad attendere il Presidente del Consiglio era presente anche una delegazione locale della Fiom/Cgil, che ha protestato contro la proposta del Jobs Act distribuendo volantini e fischiando l'arrivo del premier. Ai metalmeccanici si sono poi aggiunti singoli esponenti del M5S, dell'Altra Emilia Romagna e dei comitati ambientalisti. I contestatori hanno atteso fuori dallo stabilimento e non si sono verificati episodi di particolare tensione.

A margine dell'incontro elettorale, un po' a sorpresa, Matteo Renzi ha concesso un faccia a faccia ai sindacalisti che lo accusavano di voler "cancellare con un colpo di spugna tanti anni di conquiste e lotte sindacali". Il presidente del Consiglio ha negato decisamente che il Jobs Act possa tradursi in una riduzione dei diritti. "Fatemi un esempio", ha sfidato i rappresentanti del sindacato di Landini. La Fiom ha risposto citando appunto l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Ma quella norma, ha risposto Renzi, "è talmente una conquista che neanche i sindacati, e neanche le aziende con meno di 15 dipendenti lo applicano”. La spiegazione non ha convinto i lavoratori, che tuttavia hanno apprezzato l'apertura al confronto di Renzi. "Ne riparliamo, ma intanto si legga questo", gli hanno detto lasciandogli il foglio con le loro rivendicazioni.

Matteo Renzi alla Menù di Medolla - 10/10/2014

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