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Due mesi alla chiusura dell'ufficio di Polizia Postale, allarme di Manfredini

Il capogruppo leghista Mauro Manfredini chiama in causa la Regione per scongiurare la chiusura della sede modenese decisa dal Ministero dell'Interno in ottica di spending review. E polemizza: “Dove sono i candidati sindaci?”

Come appreso alcuni giorni or sono, il destino del presidio della polizia postale di Modena è ormai segnato. Nella proposta avanzata dal Governo al dipartimento di polizia di Stato, il presidio è citato nell’elenco degli uffici che “si intendono sopprimere entro la prossima estate”. Un azzeramento che preoccupa la politica locale, che si è espressa a più livelli: il Provincia è stato approvato all'unanimità un ordine del giorno contro la soppressione dell'ufficio, mentre alla Camera dei Deputati è stata presentata un'apposita interrogazione a firma del Pd Stefano Vaccari.

A intervenire nuovamente sulla vicenda è oggi il capogruppo della Lega Nord in Regione, il modenese Mauro Manfredini, che ha preso visione della comunicazione inoltrata dal Viminale ai questori il 3 marzo scorso, in cui si parla esplicitamente di “razionalizzazione dei presidi di polizia sul territorio” e di conseguente “riduzione degli organici sia dei ruoli operativi che tecnici”.

Manfredini invoca quindi l’intervento di Errani, chiamato ad “attivarsi da subito col governo per scongiurare il taglio” e a fornire “immediate rassicurazioni” ai cittadini. “Viviamo un’allarmante emergenza criminalità: Modena è purtroppo una città a forte infiltrazione mafiosa, tagliare sulla sicurezza è suicida - ammonisce l’esponente del Carroccio - Mi stupisce che i candidati sindaci non abbiano ancora preso una posizione su questa razionalizzazione scellerata”. 

Per Manfredini “il territorio modenese, colpito da sisma, alluvione e tromba d’aria, è ancora una volta penalizzato e impoverito di servizi e risorse”. “L’ennesimo affronto alla nostra terra ferita”, dice il consigliere leghista, che fa notare come gli stessi vertici delle forze dell’ordine nei giorni scorsi abbiano avvertito Alfano sui tagli, giudicati “rischiosi”, anche a fronte dell’impennata nazionale dei reati, arrivati a 2,8milioni. 

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