Metrotranvia bocciata. Modena candidata "Diagonale" e stazione piccola per il Recovery Fund

Filippi ha risposto all’interrogazione del consigliere Silingardi (M5s). “Progetto metrotranvia? Il contesto attuale è diverso da 17 anni fa”

Il completamento, fino all’area fluviale del Secchia, della Diagonale sull’asse dell’ex linea ferroviaria il cui cantiere è attualmente in corso fino al Polo Leonardo. E la trasformazione di piazza Manzoni e della stazione Piccola per migliorarne l’interconnessione ciclabile e pedonale, oltre a favorire l’intermodalità e la sostenibilità dei viaggi, anche grazie a un efficientamento puntuale del trasporto pubblico locale su gomma.

Sono i due interventi sulla mobilità sostenibile condivisi con la Regione e inviati al Governo insieme ad altri progetti per la candidatura al finanziamento nell’ambito del Next Generation Eu, con il Recovery Fund, o per altre opportunità di finanziamento europeo o nazionale. 

A illustrarli nel corso del Consiglio comunale di martedì 1 dicembre è stata l’Assessore alla Mobilità sostenibile Alessandra Filippi, che ha risposto all’interrogazione del M5s illustrata da Giovanni Silingardi sui progetti da candidare. Il consigliere ha chiesto in particolare se il Comune ha avviato le procedure per proporre al Governo progetti da finanziare nell’ambito di questo o altri programmi di finanziamento dell’Unione europea e se tra i progetti da candidare rientra anche quello della “linea metropolitana - metrotranvia di superficie presentato alla città, già definitivo ed esecutivo, eventualmente e possibilmente integrabile con il progetto di valorizzazione della linea Modena – Sassuolo”.

Niente da fare dunque per la metrotranvia. “Il contesto attuale – ha affermato  Filippi – non è assolutamente paragonabile a quello di 17 anni fa, quando è stato fatto il progetto di metrotranvia. È un contesto diversissimo, a prescindere dalla crisi pandemica, e la semplice riesumazione decontestualizzata di quel progetto non ci pare una proposta corretta, anche solo di principio. Non si può candidare perché è pronto, senza un’analisi per vedere se è appropriato per la situazione attuale. Il Pums – ha proseguito – ha preso atto che è necessaria una riorganizzazione complessiva del Tpl, ma con proposte che siano studiate e realizzabili, che partendo dall’analisi del contesto attuale siano in futuro sostenibili e gestibili. Perché è necessario fare i conti con le risorse economiche disponibili, non solo per gli investimenti ma anche per la gestione”.

L’assessora ha poi evidenziato che nel primo biennio di attuazione del Pums è prevista la realizzazione di due studi di fattibilità: uno relativo all’efficientamento del Tpl urbano con focus sugli scenari evolutivi dell’attuale linea ferroviaria Modena-Sassuolo e uno relativo all’assetto del nuovo Hub intermodale di piazza Dante. “Il 17 novembre – ha comunicato Filippi – la Giunta ha deliberato lo schema di convenzione con Amo per l’affidamento degli incarichi degli studi di fattibilità”.

Pur non potendo accedere al Recovery Fund, la metrotranvia sarà comunque oggetto di dibattito in Piazza Grande, in seguito alla petizione consegnata proprio poche ore prima da Modena Volta Pagina (in foto), che aveva raccolto 229 firme di cittadini a sostegno di una Petizione popolare per la realizzazione delle due linee a raso.

Per il gruppo della sinistra civica, le due linee di grande capacità e rapidità "attraverserebbero, a raso, tutta la città per 15 ore al giorno, con frequenza di 5’ e senza inquinare, abbattendo così del 10% i gas di scarico anche grazie alla riduzione degli spostamenti privati". Assessore e capo di gabinetto del Sindaco avevano già incontrato i proponenti, ma la Giunta non ha ritenuto il progetto valido per il momento. La petizione porterà comunque ad una discussione in Commissione Consiliare.
 

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