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Muzzarelli scrive a Salvini e chiede la firma di un protocollo sul futuro CPR

Il sindaco si rivolge nuovamente al ministro dell’Interno, come aveva fatto con Minniti, ribadendo le condizioni imprescindibili per l’apertura del Centro a Modena. Inoltre, no a reclusione, sì a lavori di pubblica utilità

"Siamo contrari a trasformare i Centri per il rimpatrio da luoghi di accoglienza e controllo a luoghi di pura e semplice detenzione violando i diritti umani. Invece di recludere i migranti, il Governo valuti il loro impiego in lavori di utilità sociale. Sul Cpr a Modena ribadiamo le richieste già fatte al precedente ministro, in termini di uomini aggiuntivi da dedicare alla struttura e all’ordine pubblico sul territorio, oltre che di criteri di gestione del nuovo Centro".

È quanto sostanzialmente scrive il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli al ministro dell’Interno Matteo Salvini invitandolo a Modena per un confronto diretto sull’argomento, nonché a mettere nero su bianco in un apposito Protocollo le condizioni per un’eventuale apertura del Cpr in città. Dopo le osservazioni rivolte a Minniti, Muzzarelli sceglei dunque un approccio più stringente con il nuovo "inquilino" del Viminale.

Nella lettera, inviata nella mattinata di venerdì 8 giugno in occasione della giornata conclusiva del convegno nazionale “Quale futuro per le politiche di sicurezza urbana” promosso insieme alla Fisu, vengono puntualmente riportate le cinque “condizioni imprescindibili” già definite all’interno del Consiglio comunale affinché la città potesse accogliere la scelta del Governo Gentiloni-Minniti, illustrate anche all’ex ministro Minniti e condivise con i nuovi parlamentari modenesi nell’incontro del 6 aprile.

Innanzitutto, il personale dedicato al Centro deve essere aggiuntivo rispetto al personale attualmente in servizio presso la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza della Provincia di Modena. Secondo, il personale deve essere numericamente e professionalmente adeguato a garantire la sicurezza della struttura e del territorio. Terzo, anche il personale preposto alla tutela dell’ordine pubblico in Provincia deve essere significativamente aumentato, per far fronte a una situazione critica di legalità e di sicurezza che giustamente preoccupa i cittadini. Quarto, i criteri di gestione del nuovo Centro devono essere trasparenti e tali da garantire il rispetto della dignità delle persone che vi saranno temporaneamente collocate, evitando tassativamente di ripetere l’esperienza fallimentare del Cie. Quinto, devono essere previste anche possibilità di controllo da parte delle istituzioni locali.

“Considerata l’importanza e la delicatezza dell’argomento – scrive il sindaco di Modena - riteniamo che prima dell’apertura del Centro sarebbe opportuno che i punti sopra richiamati fossero oggetto di un confronto diretto fra il Governo e l’Amministrazione comunale e tradotti in un apposito protocollo, che consenta all’opinione pubblica di comprendere e verificare le misure adottate dallo Stato per la sicurezza pubblica e il governo dei processi migratori”.

Muzzarelli non manca anche di esprimere al ministro il proprio disaccordo con le posizioni lette sui mezzi d’informazione riguardo l’intenzione non solo di confermare i Cpr, ma di potenziarli, blindarli e prolungare il tempo di permanenza. E sottolinea: “Si tratta evidentemente di una prospettiva diversa e che contiene il rischio che i centri, da luoghi di accoglienza e controllo, si trasformino in luoghi di pura e semplice detenzione, violando fondamentali diritti umani; una prospettiva che incontrerebbe la nostra opposizione”.

“Poiché però - aggiunge il sindaco - comprendiamo la necessità di governare i processi migratori, siamo interessati a un confronto diretto e stringente che, per parte nostra, fermi restando i punti che abbiamo sottoposto al precedente Governo e la tutela intransigente dei diritti umani, dovrebbe affrontare il tema non della reclusione di fatto dei migranti, ma del loro impiego in lavori di utilità sociale”.

Il sindaco invita pertanto il ministro a Modena, “qualora ci fosse la disponibilità ad approfondire il tema e alla sottoscrizione di un protocollo, in coerenza con la sua sensibilità per il ruolo delle autonomie locali”, per concordare un ulteriore impulso alla collaborazione fra lo Stato e il Comune in materia di legalità e sicurezza, “che da anni abbiamo sperimentato con il Patto per Modena Città Sicura – precisa - e per conoscere le numerose iniziative che abbiamo promosso a Modena contro l’illegalità”.

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