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Sabato, 21 Maggio 2022
Politica Caduti in Guerra / Viale Martiri della Libertà

Spaccio dietro lo Storchi, Muzzarelli: "Strumenti insufficienti"

“Nei primi sette mesi dell’anno sono stati individuati dodici spacciatori appartenenti alla ‘banda dei viali’. Ma gli strumenti sono insufficienti”. Il sindaco ha risposto in Consiglio a un’interrogazione del consigliere Pellacani (FI)

“L’impegno da parte della Municipale e delle altre Forze di Polizia in materia di degrado e spaccio, anche nell’area del teatro Storchi, è costante. Ciò che è insufficiente, a oggi, sono principalmente gli strumenti coercitivi in grado di scoraggiare chi commette reati”. Lo ha affermato il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli, rispondendo in Consiglio comunale, giovedì 22 ottobre, all’interrogazione di Giuseppe Pellacani, di Forza Italia, che chiedeva “come il Comune intendesse intervenire per far cessare la ‘movida della droga’ a salvaguardia del decoro della città e della sicurezza dei cittadini”.

“Una proficua attività investigativa e di contrasto – ha detto il sindaco – ha prodotto risultati significativi: nei primi sette mesi dell’anno sono stati individuati dodici spacciatori appartenenti alla ‘banda dei viali’, deferiti all’autorità giudiziaria oltre che per spaccio anche per reati in materia di immigrazione e predatori”.

Nell’interrogazione, il consigliere Pellacani chiedeva inoltre se non fosse opportuno “impiegare prioritariamente la Polizia municipale nelle ore di maggiore criticità, dalle 19 alle 22; che fine abbiano fatto i volontari della sicurezza e con quale status gli stranieri arrestati e poi rilasciati vivano in città”.

La zona, ha specificato il sindaco, “viene controllata costantemente, non solo dalle 19 alle 22, orari nei quali non risultano maggiori frequentazioni”. Muzzarelli ha poi evidenziato che le modifiche alla normativa vigente in materia di stupefacenti, oltre che al codice penale e di procedura, hanno di fatto limitato notevolmente il potere repressivo delle azioni messe in campo: la cessione di modica sostanza stupefacente, il reato principale commesso da questi soggetti, non prevede più l’arresto obbligatorio, ma una denuncia a piede libero. “E anche nel caso in cui il processo per direttissima disposto dal Pubblico ministero si concluda con un divieto di dimora nella nostra città, questo di fatto non è ottemperato in quanto la violazione, anche costante e reiterata, comporta sempre e solamente una nuova denuncia a piede libero. Così come spesso risulta vano il provvedimento di espulsione, emesso a carico di queste persone, quasi tutte tunisine e pregiudicate. Il provvedimento deve essere reso coattivo da parte del questore ma anche le poche espulsioni coatte che si riescono a eseguire spesso sono seguite dal rientro clandestino in Italia dell’espulso”. Il sindaco ha concluso sottolineando che “la prossima soluzione della questione legata al bar del teatro contribuirà a migliorare la situazione” e che “i gruppi di volontari, oltre 190 persone, che hanno stipulato convenzioni con l’Amministrazione, nella consapevolezza che la sicurezza dei cittadini e della città è un bene prezioso che tutti devono imparare a difendere, hanno svolto opere di presidio in diverse zone della città allargandosi anche in alcune frazioni e collaborando in modo da garantire il presidio del territorio ma non potendo, ovviamente, essere impegnati in tutte le aree contemporaneamente”.

Chiedendo la trasformazione in interpellanza, Paolo Trande (Pd) ha osservato come sia “velleitario immaginare di contrastare un fenomeno di questo tipo con un’ordinanza del sindaco, anche se è positivo riportare all’attenzione il problema, che esiste. Modena ha focolai di disagio e insicurezza che vanno affrontati insieme dallo Stato, dalle amministrazioni periferiche e da tutte le forze di volontariato e civismo che abbiamo in città”.

Nella replica, il consigliere Pellacani ha affermato di condividere molti passaggi della risposta del sindaco, “a partire dalle difficoltà di rendere effettiva la repressione, problema che si trascina da oltre trent’anni e che rende molto difficile operare. Un altro problema – ha sottolineato il consigliere – è che quando combatti il crimine in una zona, quello si trasferisce in un’altra. Sono convinto anche che attivare risorse civili e programma di rivitalizzazione della zona sia un buon punto di partenza”.

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