La violenza premeditata doveva essere vietata. Muzzarelli aveva ragione

Un venerdì sera da cancellare, su cui il sindaco aveva messo in guardia. Ma il diritto a manifestare liberamente è ancora una volta stato il pretesto per dispiegare odio e intolleranza

Aveva ragione il sindaco Muzzarelli. Certo, è facile parlare con il senno del poi, ma è giusto dare a Gian Carlo ciò che è di Gian Carlo. Il primo cittadino aveva messo in guardia ed espressamente chiesto alle autorità di pubblica sicurezza di vietare la manifestazione di ieri sera. La città non aveva bisogno di chi – per altro venendo da fuori Modena – inneggia all'odio e fomenta la violenza. Non c'era il bisogno di alcun pretesto per rilanciare formazioni e culture che calpestano le nostre leggi e i principi della Costituzione. Invece, ahinoi, è successo.

Nonostante l'appello del sindaco le autorità non hanno impedito che oltre trecento esponenti di centri sociali e movimenti antifascisti riversassero la propria intolleranza e il proprio odio in via Emilia Centro. Evidentemente l'esperienza non ha insegnato abbastanza, nonostante il copione si ripeta ormai da anni. Tante sono state le occasioni in cui i cosiddetti antagonisti e la sinistra radicale hanno fomentato e poi dispiegato la violenza – verbale e fisica – per le strade di Modena.

I muri degli edifici del centro, gli arredi urbani e le auto in sosta ne portano i segni evidenti. Per dirla ancora con il lungimirante sindaco, è stata un'invasione di gruppi che, oltre a creare il caos nell'ordine pubblico, sono venuti a Modena per celebrare disvalori e pagine nere. Vandali e promotori di una violenza premeditata, che le autorità conoscono talvolta per nome e cognome, ma che da tempo tollerano quasi come un male necessario.

In prima fila giovani con il volto coperto, armati di petardi, sassi, bottiglie, bombolette spray, che hanno pianificato un venerdì sera di rabbia, da scatenare su cose e persone. A poco sono valsi i tentativi degli organizzatori dei centri sociali modenesi di moderare gli atteggiamenti dei "compagni" venuti da fuori: il copione violento è stato rispettato. Poi, a tafferugli conclusi, c'è stato anche il tempo per una birra in Pomposa.

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Purtroppo il sospetto è che, nonostante gli appelli del sindaco Muzzarelli, anche in futuro la città dovrà sottostare alle sfuriate squadriste di chi alberga nell'illegalità e di chi in città si rende protagonista di una violenza unilaterale. Sottostare a chi utilizza il diritto a manifestare come un semplice pretesto per menare le mani. L'auspicio è ovviamente che ciò non accada e che la politica sappia cogliere nel paradosso volutamente provocatorio di questo articolo anche le proprie responsabilità.

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