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Domenica, 26 Maggio 2024
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Segno più per gli appalti pubblici, ma resta il problema del "massimo ribasso"

E' la Cgil a riportare i dati raccolti in regione sul sistema degli appalti pubblici. Il sindacato preoccupato dai ribassi fin quasi al 50% anche nelle grandi aziende partecipate e nelle Ausl. In netta maggioranza gli appalti ad imprese extraregionali

Bandi non pubblicati, massimo ribasso dilagante ma soprattutto in crescita, tanti subappalti. Nonostante le promesse e gli annunci istituzionali, in primis sulle "centrali uniche" di committenza, si può fare molto meglio nel sistema degli appalti in Emilia-Romagna. Lo segnala la Cgil, che nota anche come, in effetti, ci sia una ripresa dei lavori in atto, ma a vantaggio più che altro di imprese extraregionali. Il sindacato considera le oltre 400 pagine e tabelle del dell'osservatorio degli appalti in Emilia-Romagna, ancora l'unico a livello nazionale, per monitorare l'intera attività nel 2015 dei contratti pubblici per lavori, forniture e servizi attivati da Comuni, aziende, enti pubblici vari. 

Si parte dalle note positive: il prezziario unico regionale con oltre 8.000 voci, come riferimento utile sui preventivi; la crescita del numero dei bandi contenenti condizioni "verdi-ambientali" per la valutazione delle offerte, specialmente per i lavori nei settori edilizia, viabilità, territorio, servizi di ristorazione; il rafforzamento del sistema degli acquisti per beni e servizi non per singoli bandi, ma attraverso convenzioni Consip e centrali di committenza, per superare l'eccessivo "sparpagliamento". 

Se dunque l'Emilia-Romagna, da podio nazionale in questo senso, nel 2015 ha registrato 3.077 contratti (+12% sul 2014) per 1.603 milioni di euro, con un +30%, i problemi non mancano. Come dettaglia Franco Zavatti, coordinatore a Sicurezza e legalità della Cgil Emilia-Romagna, sono 1.530 i lavori, per un'entità di 323 milioni, assegnati con procedura "senza preliminare pubblicazione del bando", di cui ben 1.275 passano col criterio del massimo ribasso. I criteri adottati per la valutazione delle offerte prevedono infatti, per 80,2% dei casi, il "prezzo più basso"; il 10,2% l'offerta "economicamente più vantaggiosa"; il resto non è segnalato.

Qualche esempio? La Cgil esamina la situazione nella sola provincia di Modena e, scorrendo i dati di un solo semestre 2015, evidenzia "13 appalti per lavori con ribassi dal 25-30%; sei appalti con tagli dal 30-40%; Hera spa che accetta uno sconto del 42,8%; Ausl che incassa un ribasso del 40%, Ferrovie Emilia-Romagna del 55,2%, Aimag spa del 68,86%. Ma anche l'Ausl della Romagna non scherza, con un ribasso del 50,3%". Altri numeri rivelano che il numero dei contratti è assegnato al 76% di imprese "residenti in regione", però relativi al solo 31% dei valori degli stessi lavori. Ovvero, il 69% delle risorse per i lavori e l'80% per le forniture vanno ad imprese non emiliano-romagnole. Un pò in controtendenza il dato modenese, con il 48,5% dei lavori pagati ad imprese della provincia e il resto che va a ditte emiliane e di fuori regione. Altro fenomeno quello dei subappalti: sono presenti nel 51% dei lavori assegnati, quindi sono 5.228: in media 3,4 per ogni lavoro pubblico.

(DIRE)

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