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Martedì, 17 Maggio 2022
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Pedonalizzazione di piazza Roma, l'intervento dei vendoliani

IL Gruppo Consiliare Sinistra Ecologia Libertà e Cristian Favarin, Coordinatore Circolo di Modena di Sinistra Ecologia Libertà: "Occorre un vero e proprio progetto di un nuovo spazio urbano, quale sarebbe Piazza Roma"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ModenaToday

Oggi Piazza Roma è  un parcheggio e poco più. La piazza di fronte al più importante monumento laico e civile della città è di fatto chiusa al pieno godimento dei cittadini, così come l’Accademia stessa. Il parcheggio di Piazza Roma è un “non-luogo”. Nelle parole di Marc Augè i non-luoghi sono definiti come quegli spazi dell’anonimato (sempre più numerosi) frequentati ma non vissuti, dove gli individui si incontrano e si mescolano ma senza riconoscersi: in una parola luoghi della solitudine. Questa definizione di per sé dovrebbe far perdere il titolo di “piazza” a Piazza Roma, perché una piazza – in senso urbanistico – non è solo uno slargo in qualche modo delimitato: è luogo di incontro tra i cittadini, di socialità, di scambio relazionale, culturale o anche commerciale: un luogo di identità e di moltitudine.

Se questi sono gli assunti, bene ha fatto l’Amministrazione a porsi il problema di come riqualificare Piazza Roma, anzi, per meglio dire, come “fare” Piazza Roma. Ma questa progettualità non può semplicemente ridursi allo svuotamento dalle auto.

Occorre un vero e proprio progetto di un nuovo spazio urbano, quale sarebbe Piazza Roma. Un non-luogo che diventa luogo. È un progetto complesso e che deve rispondere ad una pluralità di interrogativi:

  • Quali funzioni assegnare a questo spazio urbano? In parole semplici: quale tipo di attività, di vita sociale l’Amministrazione si immagina o vuole stimolare?
  • Quali nuove forme di interconnessione con l’Accademia? Perché è impossibile pensare ad un progetto che non chieda (pretenda?) un nuovo rapporto con questo bene monumentale, che da troppi anni è precluso alla città? Ma qualcuno ha provato a immaginare Modena con il Palazzo Ducale aperto?
  • Come incentivare l’attrattività di questo luogo e in questo come favorire la presenza qualificata di attori economici che da una nuova piazza possono e devono trarne beneficio?
  • Come gestire la mobilità interna e di connessione alla Piazza e quindi, di fatto, di accesso al cuore del Centro Storico? Come inserire questa riflessione in un ridisegno complessivo della mobilità da e verso il Centro, e più in generale, in città?

Questi sono interrogativi che come minimo devono essere assunti a base del progetto della nuova Piazza Roma. Perché non sottoporli alla città? Perché non condividerli con i cittadini?

Oggi – ancora una volta – si assiste ad una radicalizzazione di posizioni intorno ad un progetto urbanistico. Ci spiace dirlo, ma ancora una volta pensiamo che la proposta sia stata gestita male dall’Amministrazione. Non fa bene a nessuno questa situazione, perché in un caso o nell’altro si genererà nuovo scontento: chi ha apprezzato l’idea di una piazza svuotata dalle auto, chi teme – come i commercianti - che con questo svuotamento si ridurranno gli accessi al Centro Storico e si ridurranno quindi le vendite.

Ancora una volta pensiamo che la parola debba essere data ai cittadini. Le soluzioni possono essere due: o un percorso partecipato che a partire dalle domande prima elencate arrivi ad un progetto il più possibile condiviso e che contemperi gli interessi – legittimi – di tutte le parti in campo: cittadini residenti e non, commercianti, attori sociali…  A nostro avviso questo percorso dovrebbe mettere al centro del dibattito il ruolo che il Palazzo Ducale potrebbe avere non solo per valorizzare Piazza Roma, ma per dare un impulso decisivo alla attrattività  turistica della nostra città, oggi assai misera. Questo non significa cacciare i militari (sappiamo che non sarebbe nemmeno possibile), ma trovare una via per aprire le porte del palazzo, costruire percorsi di attraversamento, definire tempi e modi per la fruizione di un bene che appartiene alla città e non può farle solo da sfondo.

L’altra strada è  quella di indire un referendum consultivo sul progetto Piazza Roma, come previsto dallo Statuto comunale. Il referendum deve essere indetto dal sindaco se lo richiedono 5.000 cittadini iscritti nelle liste elettorali o 2 consigli di circoscrizione "a maggioranza dei 2/3 dei propri componenti". Sono numeri importanti, forse eccessivi se si vuole garantire una praticabilità dello strumento (su questi aspetti – anche in vista della revisione delle Circoscrizioni - andrebbe aperto un ampio dibattito con la città e come SEL stiamo elaborando una proposta complessiva di revisione degli istituti di partecipazione previsti oggi dallo Statuto Comunale).

Le due ipotesi potrebbero essere connesse fra di loro: un percorso partecipativo che legittimi il risultato attraverso un momento referendario. Ancora una volta ricordiamo che in discussione non c’è solo Piazza Roma (come la Piscina al parco Ferrari, la Virgin, il campo Cesana, i campi acquiferi e le aree F…). C’è la stessa vita democratica della nostra città e la voglia di partecipazione alle scelte: il bene più prezioso.

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