"Lavoro clandestino e non retribuito", bufera in Università sui Dottori di ricerca

Le dichiarazioni del docente di Giurisprudenza, Elio Tavilla, sollevano un polverone interno a Unimore sul trattamento riservato ai ricercatori. Il Rettore: "Offensivo per gli studenti e per l'Ateneo"

Le dichiarazioni pubblicate su Facebook dal professor Carmelo Elio Tavilla e riportate nell’edizione domenicale della Gazzetta di Modena, a proposito della cerimonia di proclamazione dei Dottori di Ricerca Unimore dell’Anno Accademico 2016/2017 e dell'evento "La notte dei ricercatori". Il docente di Storia del Diritto ha rivolto infatti un attacco diretto all'Ateneo e al sistema universitario nel suo complesso, mettendo in luce quelle che sono a suo dire trovate "circensi" che vogliono camuffare una realtà ben diversa della ricerca a Modena.

Tavilla aveva accusato la dirigenza accademica di "sfruttare l’entusiasmo dei ricercatori e la loro immagine per accreditarsi come sensibile ai giovani ricercatori, ma che pure a quei giovani ricercatori impedisce ogni forma di accesso alla carriera accademica, finge di non conoscere la quantità enorme di lavoro clandestino e non retribuito svolto per coprire le inefficienze del sistema e la pigrizia di noi docenti".

Una "denuncia coraggiosa" come l'aveva autodefinita il professore stesso, che ha sollevato reazioni indignate da parte dei vertici Unimore. Il Rettore Angelo Andrisano è infatti intervcenuto oggi con una nota definendo le parole del docente come "offensive non solo nei confronti dell’Istituzione Accademica, ma anche verso i giovani partecipanti".

Per Andrisano, che non entra nel merito della questione del trattamento economico dei ricercatori, la smentita verrebbe dalla partecipazione alla serata di premiazione di oltre 70 neo Dottori di Ricerca sui 116 che hanno concluso nei mesi scorsi il loro percorso triennale di dottorato. "E quanti erano assenti hanno espresso per scritto il loro rammarico e giustificato la propria mancata partecipazione per gli impegni di lavoro – ha spiegato il Rettore – Credo che una così alta presenza alla cerimonia, sia degli interessati, sia di tanti loro famigliari, dimostri l’apprezzamento per una iniziativa che, grazie anche alla presenza delle Istituzioni locali, non aveva alcun sapore trionfalistico o liturgico, bensì di riconoscimento pubblico per questi giovani che si sono duramente impegnati per raggiungere un traguardo che ha un significativo valore culturale e scientifico".

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