Polveri sottili, Arletti (Ecodem): "Incriminare gli inceneritori è una semplificazione che non aiuta"

Simona Arletti attacca chi ha puntato il dito delle eccessive polveri sottili contro gli inceneritori dichiarando che si tratta di: "Semplificazioni che non aiutano". Il coordinatore provinciale Ecodem vede di buon occhio la riunione a Roma delle regioni

“Pensare di ridurre problemi serissimi come l’inquinamento della Pianura padana additando gli inceneritori quali principali responsabili è un’azione politica semplificatoria  - ha dichiarato Simona Arletti, coordinatrice provinciale Ecodem, sull’inquinamento da polveri sottili e le  polemiche sollevate intorno agli - che può far guadagnare nell’immediato qualche sostegno e che colpisce sicuramente l’opinione pubblica, ma difetta di 
verità."

"Gli effetti sulla salute specie quella di anziani e bambini o persone con patologie croniche di  tipo circolatorio o respiratorio, - continua Arletti - dimostrano che una prolungata esposizione a livelli superiori ai limiti  porta ad un aggravio delle condizioni di salute, quindi parliamo di un problema serio che cosi va  trattato. Studi ufficiali di Arpa stabiliscono che a Modena il termovalorizzatore (ora in Emilia- Romagna sono divenuti tutti termovalorizzatori, quindi ad alto grado di efficienza) contribuisce ad  aggravare la formazione di polveri sottili per meno dell'1%. Additarlo come la causa principale è, quindi, una  semplificazione falsificatoria, che non significa non porsi il problema di diminuire i rifiuti prodotti  per ridurre progressivamente gli impianti di incenerimento più vecchi, cosa che va fatta. Nessuno  però che abbia a cuore - seriamente - il problema polveri sottili può dire che esiste un’unica azione  risolutoria del problema. Ci sono stati momenti, ad esempio, che, per ragioni diverse, l’inceneritore  di Modena è stato spento: ebbene, per quanto riguardava la percentuale di polveri sottili nell’aria 
non è cambiato granché. Sono diverse e tutte impegnative le cose da fare e presto!"

"E' importante,  quindi, il passo che ha fatto il Governo - precisa il coordinatore provinciale Ecodem - che ha deciso di chiamare a Roma i governatori delle Regioni  e ha assunto l’inquinamento della Pianura padana, una delle zone più produttive del Paese, più  densamente popolata che, per conformazione geografica, è una grande conca su cui ristagnano gli inquinanti, come una questione nazionale. Alcune misure di sostegno alla mobilità sostenibile sono  già state introdotte con il Collegato ambientale, e questo è senz’altro un passo nella giusta direzione,  ma, purtroppo, rispetto alla vastità del problema, è ancora troppo poco. Ha fatto bene la Regione  Emilia-Romagna, con il Piano aria 2020, a prendere in considerazione l’ampio ventaglio di possibili  fonti di inquinamento: dal riscaldamento domestico alle emissioni industriali, passando per un  settore, l’agricoltura, che, ad esempio con lo spandimento dei liquami, anch’esso contribuisce,  attivando meccanismi chimici, ad aggravare la situazione."

"E’ questa la corretta ottica da adottare - conclude Simona Arletti - Ci  sono comportamenti individuali da modificare (penso alla mobilità individuale ancora in prevalenza basata su auto alimentate con combustili non verdi) ma se si vuole un cambiamento vero occorre  un piano nazionale dotato di risorse. Bisognerà prevedere incentivi per i singoli per rinnovare il parco auto e le caldaie domestiche, per le imprese in modo che tengano monitorate le emissioni, e  per gli Enti locali. Vere alternative collettive alla mobilità individuale sono infatti molto impegnative da un punto di vista economico. Ma questa è la strada da percorrere, non v’è dubbio. Semplificare, additando un unico nemico da combattere, potrà fare cassetta per un giorno, ma non aiuta a  migliorare sul lungo periodo. Le azioni attuate a livello locale in questi anni sono però limitate. Serve, anche su questo fronte, una precisa strategia nazionale”.

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